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"La musica è la grande bellezza che salverà il mondo!"

Rashmi Bhatt, il racconto di una vita sempre aperta su nuovi orizzonti

Un personaggio eclettico, artista a tutto tondo. E' nato in India ma trascorre gran  parte dell'anno in Italia, a Roma. Suona le percussioni tipiche del sue Paese, chiamate “tabla”, dalle sonorità antiche e misteriose, ma si disimpegna con disinvoltura anche al fianco di una moderna regina del pop come Shakira, accompagnandola in un intenso tour mondiale. Musicista, dunque. Ma anche attore e, perché no, giramondo poliglotta. Rashmi Bhatt è un po' tutto questo... e tanto altro ancora. Cerchiamo di conoscerlo meglio, lasciando intatto, nel corso dell'intervista, qualcosa del suo simpatico slang italo-inglese.
Nel corso della tua carriera hai sempre sposato la causa delle mescolanze e delle contaminazioni culturali, generando incontri di altissimo livello musicale in tutto il mondo. Da cosa nasce questa tua ricerca?
“La mia formazione artistica è tutta intrisa dell'atmosfera della musica classica indiana, della danza e del teatro del mio Paese. Su quei rigorosi canoni ho costruito le mie basi. Successivamente, ho vinto una importante borsa di studio che mi ha consentito di proseguire i miei studi qui da voi, in Italia. Qui ho fatto i miei primi concerti fino a quando sono stato invitato ad Assisi per sperimentare un particolare connubio con il trumpet player Marcus Stockhausen, figlio del celebre Karlheinz Stockhausen, il padre della musica contemporeana. C'era questo nuovo modo di fare musica nell'anno mitico del 1968. Si parlava di musica intuitiva, riallacciandosi ai pensieri metafisici del mistico indiano Sri Aurobindo che dava molta importanza allo sviluppo estetico nel percorso yogico. Fu una grande novità qui in Europa, ma per me, per noi, era il normale modo di fare musica. Senza prolungarmi troppo in questa materia che trovo, comunque, molto affascinante, per me quello fu davvero il primo momento di confronto con un'altra cultura musicale, quella occidentale. Mi sono trovato così a mio agio che non vedevo l'ora di altri incontri così. Strada facendo ho incontrato sul palco tanti altri musicisti occidentali di jazz, world music, persino di musica classica: dal primo oboista della Scala di Milano, Alessio Allegrini, al kenyota Ayub Ogada, dal pianista jazz Herby Hancock a Danilo Rea, dal cantante pakistano Nusrat Fateh Ali Khan al leggendario suonatore irakeno Naseer Shamma, dall'afghano Daud Khan a tanti altri e tante altre con cui ho maturato esperienze intriganti e indimenticabili. Per percorrere questa strada, io credo che ci siano due sole parole chiave: la curiosità e l'ascolto. Ho citato prima questa grande varietà di musicisti solo per dire che per me, ormai, la vera e più profonda ricerca musicale è trans-culturale. E' ciò che mi porta a non essere mai sazio di cultura, a non accontentarmi più. Il mio sguardo ormai è verso l'orizzonte. Entrare nell'anima musicale di un altro popolo, composta da emozioni, scale e grooves ritmici, per me è la passione più grande, oggi. E' in questo dialogo che ho trovato la mia vera, nuova ragion d'essere. In questa atmosfera, il passaggio da una nazionalità all'altra avviene in maniera del tutto naturale. La musica unisce, non c'è dubbio. Questa è la grande bellezza che salverà il mondo...”.
Sei spesso in tournée in giro per il pianeta. Dove ti trovi adesso e quali impegni hai in agenda?
“Ora sono rientrato in Italia. Mi trovo nella mia grotta, a Roma. E' un momento di pausa e di riflessione”.
L'Italia è un po' la tua seconda patria da qualche anno...
“L'Italia è come la mia piccola India! Mi trovo bene qui e adoro il vostro Paese. Sono grato all'India per avermi dato i natali e all'Italia per la mia crescita”. 
Ottobre è un mese importante per la tua India, si celebra il Mahatma Gandhi. Lo consideri una tua fonte di ispirazione?
“Sì, ottobre è importante per la ricorrenza legata al Mahatma Gandhi, il padre dell'India post indipendenza. E' una figura, però, anche un po' controversa. Ma a livello nazionale e per volere del governo centrale è certamente considerato the Father of the Nation. Ma devo dire che c'è un altro motivo, molto più sentito in tutta l'India hinduista, per cui ottobre è considerato un mese molto importante. Si celebra, infatti, la festa religiosa e mitologica della nazione, una festa plurimillenaria. La vittoria della Madre Dea Durga sulle forze del tenebre, il Navaratri”. 
Ti vedremo presto in concerto nel nostro Paese?
“I miei prossimi progetti si svilupperanno in Asia e, poi, in Africa”. 

 

rep

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