rivista di studi filosofici
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Pascal, precursore dell'esistenzialismo

Credere o non credere in Dio è una "scommessa"

Introduzione

Blaise Pascal, eminente matematico e scienziato francese, divenne altresì celebre grazie ai suoi scritti di apologetica cristiana e fu uno tra i più sottili polemisti della Ville Lumière. Egli rappresenta uno dei più remoti precursori della filosofia esistenzialista, considerato pensatore piuttosto anomalo ed isolato nel suo contesto, dove toccò corde non strettamente legate alla sua epoca storica. Pascal visse nella generazione immediatamente successiva a Cartesio, il quale aveva dato al meccanicismo la veste più netta e radicale. Egli si può considerare come filosofo anomalo del 1600 perché, a differenza di molti altri, non si inserisce nel filone meccanicistico, non perché non nutra interessi scientifici, ma perché egli riconobbe una netta differenza tra le due dimensioni. La sua filosofia non fu  molto attenta alle questioni gnoseologiche, bensì si occupò di quelle esistenziali, quelle problematiche che riguardano l'esistenza dell'uomo.   La concezione stessa che Pascal ebbe di Dio fu radicalmente diversa da quella dei pensatori del suo tempo. Il vero problema che lo assillava, più ancora dell'esistenza di Dio, fu infatti l'utilità del credere o meno nella suddetta figura. Filosofo dalla vita alle volte sregolata accolse una visione di pensiero dell'esistenza che si potrebbe considerare in alcuni casi pessimistica ma che pone l'accento sulla realtà delle cose. 

Paola Dessì

 

Il giunco pensante 

"L'uomo non è nulla più di un giunco, il più debole della natura: ma è un giunco pensante".
Un concetto fondamentale per comprendere appieno il pensiero di Blaise Pascal relativo all’uomo, è quello di “miseria”.
Secondo il filosofo, infatti, la miseria dell’essere umano deriva dalla sua condizione di limitatezza e debolezza dinnanzi alla sconfinata potenza dell’universo che lo circonda. Questa negativa concezione dell’uomo è evidenziata ancor di più dalle innovazioni tecnologiche di cui il filosofo stesso fu testimone: da un lato il telescopio perfezionato da Galileo Galilei che permetteva di raffigurarsi in un universo incredibilmente più vasto di quello concepito dall’astronomia aristotelico-tolemaica, dall’altro gli occhialini che avrebbero in seguito originato il microscopio, grazie al quale si sarebbe potuta scoprire l’immensità del mondo minuscolo.
Tra questi due infiniti mondi, quello macroscopico e quello microscopico, si colloca l’uomo, sospeso tra il nulla e l’infinito, un essere misero, appunto.
Pascal sostiene anche che la miseria dell’uomo non consista solamente nella sua condizione di limitatezza, ma che ne implichi anche la sua consapevolezza.
L’immagine con cui Pascal riassume tale concezione è quella del giunco pensante: egli spiega, infatti, che l’uomo è una creatura debole e indifesa, proprio come un giunco, che può essere distrutta con facilità dalla più comune delle intemperie e può essere sconfitto e abbattuto dalla vastità dell’universo in un istante. Questo giunco è, però, “pensante”, cioè consapevole di ciò che gli sta accadendo o di ciò che potrebbe accadergli, ha la coscienza necessaria per comprendere la propria debolezza ed il proprio eventuale annientamento. In un certo senso, secondo Pascal, proprio in questo sta anche la grande forza dell’uomo.

Samuele Cometto


“L’esprit de Géométrie et l’esprit de Finesse” 

Nella cultura francese ed europea del milleseicento, uno dei problemi più complessi che l’uomo si fosse posto fu lo scontro tra la ragione e la fede, le ragioni del cuore, quelle dell’intelligenza e del calcolo. 
Secondo il filosofo Pascal la ragione è la facoltà di conoscere scientificamente e matematicamente.  Si esprime sia nell’intuizione che nella deduzione e corrisponde a quello che egli definisce “l’esprit de géométrie” (spirito di geometria), si ottiene con procedimenti perfettamente geometrici e razionali. Purtroppo è poco utile quando si ha a che fare con il nostro essere e con i problemi esistenziali.  
Il cuore, a volte, è inteso dal filosofo con la facoltà di intuire la verità della religione, della morale e le sfumature dell’animo umano: si identifica così con “l’esprit de finesse” (spirito di finezza). E’ la conoscenza esistenziale dell’uomo che coglie gli aspetti che sfuggono alla ragione dimostrativa grazie all’intuizione, al sentimento, all’istinto e alla propria sensibilità. 
Lo spirito di geometria non è sufficiente per comprendere la realtà, osserva Pascal, è limitato perché ogni scienza che non considera l’uomo è una scienza inutile: occorre usare il cuore che è il centro dell’interiorità umana. Contrariamente a quanto sostiene Cartesio per Pascal la ragione non ha poteri assoluti ed è soprattutto nelle annose questioni esistenziali e nel problema del senso della vita che si manifesta l'incapacità e l'insufficienza della ragione, alla quale Pascal contrappone il cuore.
"Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce:"
Senza le ragioni del cuore l'uomo sarebbe semplicemente una macchina incapace di sentimenti anche più semplici e del comune buon senso che distingue anche gli ultimi ed i più incolti. Per Pascal, dunque, esiste la capacità di cogliere le sfumature delle verità, ossia quelle realtà non chiare e distinte.
Avere,  quindi, dei limiti ed esserne coscienti per Pascal è essere miseri: solo l’uomo si rende conto della sua sofferenza e dei suoi limiti di fronte all’enorme grandezza dell’universo. L’uomo è misero perché è piccolo e debole ma ha una sua grandezza perché è consapevole, perché è capace di pensare. 
La grandezza umana è nel pensiero e lì sta anche la sua miseria.

Giulia Gatti

 

 

La scommessa di Dio 

La scommessa di Pascal si trova spiegata in una delle sue opere più famose "I Pensieri", pubblicati postumi nel 1670. Secondo lui non si può giungere alla conoscenza dell'esistenza di Dio usando la ragione, dunque la cosa saggia da fare è vivere la nostra vita come se Dio esistesse. Solo un’adesione al cristianesimo, ritiene Pascal, è in grado di salvare l’uomo dal suo destino di peccato. Nessuna prova dell’esistenza di Dio, infatti, appare convincente. Egli essendo un grande matematico (oltre che filosofo) ragiona in termini probabilistici e afferma, accostando in modo ardito sacro e profano, che aderire al cristianesimo è l’esito di una scommessa razionale. A tal proposito individua le quattro opzioni possibili: 
Se Dio esiste, e io in vita ci ho creduto, ora ho guadagnato la vita eterna.
Se Dio esiste, e io in vita non ci ho creduto, ora finisco all'Inferno. 
Se Dio non esiste, e io in vita ci ho creduto, non ho né perso né guadagnato nulla.
Se Dio non esiste, e io in vita non ci ho creduto, non ho né perso né guadagnato nulla.
"La speranza che i cristiani hanno di possedere un bene infinito è mista di gioia effettiva e di timore; non sono infatti come coloro che sperano in un regno nel quale non avrebbero nulla, essendo sudditi: essi sperano nella santità, nella liberazione dall'ingiustizia, e ne hanno qualche cosa."
Da questa premessa si trae la facile conseguenza che è preferibile credere piuttosto che non credere perché se Dio esiste raggiungo la salvezza eterna mentre se non esiste avrò comunque vissuto una vita giusta seguendo i valori del Cristianesimo.
Sempre a riguardo della fede in Dio, vi è un altro curioso argomento elaborato da Pascal: egli immagina che un non credente gli si rivolga confessandogli di non riuscire a credere in Dio e, per questo, di vivere male la sua vita. Essere credenti, in fondo, è più facile perché si ha una speranza in qualcosa e chi non crede, spesso, vive male il fatto stesso di non credere. Con l’idea dell’adeguarsi forzatamente alla fede, prima col corpo e poi con l’anima, Pascal vuole dire che la fede ce l’abbiamo tutti, basta trovarla: chi cerca la fede (come il non credente) in fondo già la possiede proprio perché la sta cercando. Uno che non avesse l’idea infinita di Dio in sé non si porrebbe il problema della ricerca della fede. Quindi la fede in ultima istanza l’abbiamo tutti, si tratta solo di cercarla, magari anche forzando.

Leonardo Franco

 

Il divertissement
"Divertimento: gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l'ignoranza, hanno preso partito, per rendersi felici, di non pensarvi".
Il termine “divertissement”, che si può tradurre con “distrazione” o “divertimento” è la parola chiave che indica uno dei concetto filosofici principali di Pascal. Egli sostiene che di fronte ai problemi esistenziali della vita, l’uomo reagisca abbandonandosi al “divertissement” e tramite il lavoro, intrattenimenti quotidiani e relazioni riesce a fuggire dalla propria infelicità interiore. Infatti Pascal sostiene che l’assenza di distrazioni, passioni o passatempi sia la sensazione più intollerabile:quando l’uomo è solo con se stesso si rende conto della sua totale inutilità e insignificanza. Questo processo mentale porta a provare sentimenti negativi come l’angoscia, la noia, la melanconia e la disperazione, che possono ferire psicologicamente. L’unico grande merito delle relazioni sociali e familiari, del gioco e delle occupazioni è distogliere l’attenzione dell’uomo dalla propria insignificanza e renderlo spensierato in attesa della propria morte. 
Secondo Pascal l'uomo non vive mai nel presente ma in costante attesa del futuro:
"Ciascuno esamini i propri pensieri: li troverà sempre occupati del passato e dell'avvenire. Non pensiamo quasi mai al presente, o se ci pensiamo, è solo per prenderne lume al fine di predisporre l'avvenire. Il presente non è mai il nostro fine--, il passato e il presente sono i nostri mezzi; solo l'avvenire è il nostro fine. Così non viviamo mai, ma speriamo di vivere e, preparandoci sempre ad essere felici, è inevitabile che non siamo mai tali."
Così l'uomo si lascia stordire dal divertissement e giunge alla morte del tutto insensibile ai problemi fondamentali che implica l'esistenza, ovviamente un tale atteggiamento non è degno di un essere umano.  Il divertissement rimane la più grande miseria in quanto, secondo Pascal, bisognerebbe riuscire a rimanere sempre consapevoli di essa, accettarla davanti all’ Onnipotente per accostarsi ad egli e riuscire quindi a vivere davvero. La sofferenza fisica e morale di Pascal diventa allora uno strumento conoscitivo che consente di guadagnare con lucidità alla nostra situazione.

Gabriele Tommaso Tino

 

Sitografia:

https://www.gotquestions.org/Italiano/scommessa-pascal.html
https://aulalettere.scuola.zanichelli.it/come-te-lo-spiego/lazzardo-della-fede-la-scommessa-di-pascal/
https://www.studentville.it/appunti/pascal-la-scommessa-su-dio/
https://it.wikipedia.org/wiki/Blaise_Pascal#Il_divertissement

https://imalpensanti.it/2015/09/30/blaise-pascal-il-divertissementcome-fuga-dai-problemi-esistenziali/

 

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