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John Locke e l'umana conoscenza

La ragione, candela che illumina il mondo

INTRODUZIONE

L’indagine filosofica affrontata da Locke verte sostanzialmente sulla conoscenza umana, lui vuole definirne le possibilità ma anche i limiti a cui essa è sottoposta.
Secondo il pensatore è la ragione l’unica luce sufficiente a guidare le azioni dell’uomo nelle sue attività, una luce che illumina la nostra esistenza…tuttavia, non possiede un potere illimitato ma risulta confinata ad ambiti ben circoscritti.
L’esempio della candela che illumina con fronti d’onda via via meno intensi è perfetto…
Ma perché considerarlo empirista? Perché il limite principale posto alla ragione è costituito dall’esperienza.
Locke è convinto che nell’intelletto umano non ci sia altro contenuto che non risalga alla testimonianza dei sensi, ripudiando di fatto l’innatismo platonico o cartesiano.
Arriviamo ora ad un passaggio fondamentale per comprendere il suo pensiero, egli non nega l’esistenza di una sostanza sostiene solo che noi partendo dall’esperienza non possiamo attingere all’essenza profonda della realtà… questo ci porta ad affermare che se non possiamo conoscere quest’essenza, giungiamo alla confutazione delle pretese della metafisica.
Aprendo una parentesi, il problema dell’essere, ontologico, che porta a cercare di dare un senso alla nostra esistenza, è la base su cui si costruisce la metafisica, fino ad ora quest’ultima ci ha detto che abbiamo a che fare con un mondo fenomenico e dietro c’è la sostanza… il fondamento del mondo è in un altro mondo! (siamo fenomeni illusori di un film proiettato da un altro mondo.)
Per Locke questi limiti non sono netti…il sapere certo risulta piuttosto ristretto (infatti siamo certi solo di noi stessi, di Dio e del qui e dell’ora) e poi c’è un’area ben più ampia di conoscenza probabile, provvisoria, ma ha un enorme importanza.
La riflessione epistemologica di Locke non nasce da un obiettivo puramente teorico, ma contiene in sé qualcosa di pratico, infatti comprendere i limiti della conoscenza è necessario per risolvere le questioni etiche, religiose e politiche…
Anche se inscritta da limiti la ragione è l’unica via per l’uomo di creare condizione di vita civile, non tanto con regole fisse ma indagando i principi basilari della società
Tutto questo porta Locke a diffidare nei confronti di ogni dogmatismo e battersi per la tolleranza religiosa…la razionalità è fondamento comune a tutti gli uomini!

Analizziamo meglio il concetto di empirismo…
Per Locke l’esigenza di approfondire più in generale il problema della conoscenza umana e del modo con cui essa viene acquisita nonché di scovarne le possibilità e i limiti, sono alla base della sua ricerca epistemologica.
Il concetto di empirismo, che afferma che non esistono innate nozioni e di conseguenza ogni nostra conoscenza ha origine dall’esperienza, si afferma con questo filosofo perché Locke individua l’origine della conoscenza nell’esperienza sensibile, e su questo basa tutti i suoi ragionamenti.
Per far valere la sua tesi, porta delle argomentazioni che vanno contro l’innatismo, su cui si basavano la filosofia di Platone e quella di Cartesio…
Questi filosofi sostenevano che idee e principi universali fossero già presenti nella nostra mente, anche se sfocati, Locke smonta immediatamente questa tesi perché se così fosse non si spiegherebbero le differenze culturali tra i diversi popoli, anche l’esistenza di dio come idea innata è da considerarsi falsa perché se fosse vero tutti seguirebbero lo stesso dio.
Un'altra argomentazione a favore della sua tesi è il fatto che i neonati, sono privi di conoscenze e che le imparino gradualmente nel corso della vita…in sostanza non è possibile che nel nostro cervello ci siano i ricordi delle idee, perché è inconcepibile possedere idee non pensate!!!
Esclusa l’idea innatista non resta che ammettere che l’intera conoscenza derivi dall’esperienza!!!
La mente umana è paragonabile ad un foglio bianco che deve essere riempito…

Riccardo Renato Ponzo

 

Le idee di Locke
Il filosofo John Locke sosteneva che la conoscenza si costruisce attraverso l’esperienza ed è contrario all’innatismo che afferma dell’esistenza di idee già presenti nella mente dell’uomo. 
La prima prova a favore della sua tesi è che l’idea di Dio non è innata perché se lo fosse sarebbe tutta uguale in ogni persona del mondo. L’ultima prova che confuta la idea di Locke del mondo è che i neonati sono senza alcuna conoscenza infatti questa si costruisce nel tempo andando a scuola. Quindi i neonati essendo privi di conoscenza sono paragonati ad un foglio bianco o tabula rasa, allora Locke divide in due tipi la esperienza.
Il primo tipo di esperienza ha origine dal senso esterno cioè da quello che proviene dagli oggetti esterni dal nostro corpo, da questa prima esperienza si originano le idee di sensazione (Verde, Freddo, Duro). Queste idee si possono classificare in due tipi di idee: le idee di qualità primaria che derivano dallo spazio fisico che occupano nel mondo e le secondarie che derivano dalle sensazioni della persona attraverso le idee primarie.
Il secondo tipo di Esperienza proviene dal Senso Interno cioè quello che l’intelletto percepisce di sé stesso, da cui si generano le idee di riflessione. Queste idee riguardano la percezione, il pensiero e il Ragionamento.
Quello che la mente umana riceve dalla esperienza non sono la essenza di quella idea ma sono le Idee Semplici che l’essere umano deve solamente ricevere. Infatti, l’essere umano non può vedere l’essenza di quel che vede.
Mettendo insieme le idee semplici nascono le idee Complesse che Lock divide in tre diversi tipi di idee.
Il primo tipo sono le idee di sostanza che nascono dall’unione di diverse idee semplici come se fossero una unica un esempio l’idea dell’albero quindi nella nostra mente sono una sola idea unica.
Il secondo tipo sono le idee di modo che sono come agiscono le idee tra di loro un esempio è quello del furto.
Il terzo tipo sono le idee di relazione sono l’accostamento o relazione tra diverse idee semplici come ad esempio le relazioni parentali o il concetto di uguaglianza.
Le idee astratte sono le idee che da una idea complessa di sostanza ne toglie alcune idee semplici così che questa idea può diventare generale per tutti.

Teseo Ferrua

 

La critica del concetto di sostanza, le sue conseguenze
Locke mette in discussione il concetto stesso di “sostanza”, il quale è stato fondamentale nella tradizione metafisica occidentale; inizialmente analizza da che cosa deriva la convinzione dell’esistenza di sostanze autonome e indipendenti dalla percezione del soggetto.
L’idea di sostanza si origina dall’aggregazione di un certo numero di idee semplici; quest’unione si verifica quando determinate idee semplici si presentano accostate tra loro con una certa costanza. Queste sono unite dall’intelletto, il quale raggruppa le idee fino a considerarle come fossero una sola. Il problema è che l’intelletto non riesce ad immaginare come le idee possano essere separate. Quindi ipotizza ci sia un qualcosa a cui si legano, un fondamento e lo identifica come un sostrato. 
Per noi la sostanza è qualcosa di cui dobbiamo immaginare l’esistenza, la quale è il fondamento ultimo di tutte le idee che ci vengono fornite dall’esperienza, ma che non potremo mai conoscere direttamente.
Locke critica sia la concezione della sostanza che deriva dalle idee di sensazione (sostrato delle percezioni sensibili) sia alla sostanza derivante dalle idee di riflessione (sostrato delle idee riferite alle modificazioni e all’attività della mente). 
Noi percepiamo noi stessi soltanto come un insieme di percezioni il cui sostegno sul quale si poggiano resta ignoto.
Locke non mette in dubbio l’esistenza delle sostanze e sostiene che necessariamente c’è qualcosa di esterno da cui queste provengono. Tali sostanze però non sono riconducibili alla mente umana e quindi ci restano ignote. 
Locke divide le essenze in reali e nominali, per evidenziare meglio il fatto che non possiamo conoscere le sostanze delle cose. 
• Le essenze reali corrispondono alle sostanze, costruiscono la base delle proprietà. Sono a noi sconosciute ma non per questo non devono esistere. Possono cogliere direttamente queste essenze esclusivamente le intelligenze puramente spirituali.
• Le essenze nominali sono le caratteristiche comuni a un insieme di oggetti simili che noi raggruppano con un nome. 
Se per esempio abbiamo tre oggetti con caratteristiche comuni come colore e materiale, ma la forma è diversa, possiamo decidere di non tenere conto dell'unica qualità differente per creare un'idea generale composta da sole qualità comuni a tutti e tre gli oggetti. A quest’idea possiamo associare l’idea di un nome che racchiuda tutto. L’insieme delle qualità comuni che appartengono a quegli oggetti vengono indicate con un nome preciso che costituisce l'essenza nominale di tutti quegli oggetti. 
In conclusione, possiamo dire che le essenze reali sono le sostanze mentre le essenze nominali sono le idee che ci facciamo.  

Sara Altare

 

Conoscenza certa e conoscenza probabile
La conoscenza esiste nei giudizi con cui si stabilisce se due idee sono o no collegate tra di loro. Questa concordanza può essere percepita per Locke tramite:
• L’intuizione: percezione immediata e diretta della concordanza o della discordanza tra due idee. L’intuizione per eccellenza è quella della propria esistenza. In questo caso si potrebbe dire che Locke condivide in parte il cogito cartesiano; infatti lui stesso crede nell’essere umano come sostanza che pensa ma non come sostanza pensante in quanto si identificherebbe con il pensiero e sarebbe quindi puramente spirituale (la fede religiosa non può essere in alcun modo razionalmente argomentata) 
• La dimostrazione: la concordanza o la discordanza tra due idee non può essere colta direttamente ma soltanto attraverso una serie di passaggi. È quello che accade nelle dimostrazioni matematiche. Secondo Locke anche l’esistenza di Dio può essere oggetto di dimostrazione
• La sensazione attuale: permette di cogliere la concordanza tra l’idea di una cosa e quella della sua esistenza nella realtà eterna. Per Locke solo il qui e ora possono testimoniare inequivocabilmente l’esistenza.
L’ambito della conoscenza certa è rappresentato da la conoscenza dell’io, La conoscenza matematica e di Dio e la conoscenza dell’esistenza delle cose.

Sara Altare

 

Judgement

Locke riconosce l'esistenza del Judgement, ovvero la conoscenza probabile. In questo caso ci troviamo di fronte ad un giudizio, ad una valutazione della realtà.
La concordanza o discordanza tra idee è soltanto probabile.
Il filosofo da una notevole importanza al Judgement, che sovrasta quella data alla knowledge. Infatti, noi uomini dobbiamo accontentarci di orientare le nostre scelte sulla base di idee probabili.
Per spiegare ciò ci mette di fronte al paragone della candela. La candela illumina tutto quello che le sta attorno e in particolar modo gli oggetti nelle vicinanze ci appaiono più nitidi per poi diventare sempre più confusi a mano a mano che ci allontaniamo dalla fiamma.
Alla candela paragona la ragione, la quale illumina il mondo che ci circonda ma sono poche le cose che possiamo sapere con assoluta certezza, infatti più ci allontaniamo dalla fiamma più possiamo solo avere opinioni più o meno veritiere. 
Arriveremo poi alla sfera delle cose che non potremo mai conoscere in nessun modo. 
In ogni caso questa candela è l’unico modo che l’uomo ha per orientarsi nel modo ed è perfettamente adatta per fare ciò.

Sara Altare

 

La concezione religiosa
Locke afferma, nel suo Saggio sull’intelletto umano, che la ragione è l’unico strumento che l’uomo possiede per orientarsi nel mondo, il quale è sufficiente a questo scopo.  Questo saggio è nato da discussioni etiche, politiche e religiose; e in tali ambiti risulta fondamentale l’utilizzo del judgement (conoscenza probabile) il quale regola non solo la condizione sociale dell’uomo con altri individui, ma anche con Dio.
Quindi la Fede Religiosa per Locke può essere vista come una sorta di judgement, in cui il minimo di coerenza con l’esperienza comune si accompagna al massimo di attendibilità del testimone. Locke, nonostante creda che l’esistenza di Dio sia razionalmente dimostrabile, non crede che sia importante fondare una nuova fede totalmente fondata sulla ragione, ma bensì purificare le varie professioni di fede dagli elementi che sono incompatibili con la ragione stessa. 
Locke divide gli elementi delle varie fedi in tre categorie:
• Le affermazioni secondo ragione; cioè gli elementi che sono facilmente riconoscibili grazie alla  ragione
• Le affermazioni al di sopra della ragione; cioè gli elementi che la ragione umana non può raggiungere e che sono conoscibili solo attraverso la fede
• Le affermazioni contro ragione; cioè quelle totalmente in contrasto con la ragione e la fede
Una delle grandi soluzioni che diede Locke hai problemi relativi alla fede fu l’appartenenza alla stessa fede delle varie confessioni. Alla fine del XVII secolo la Chiesa era spezzata in innumerevoli confessioni (Chiesa di Stato anglicana, puritani, presbiteriani…). Locke sostiene che tutte queste professioni trattino in realtà della stessa cosa: si tratta essenzialmente della fede in un unico Dio e nella messianicità di Gesù e, più importante di tutti, dello spirito di carità. Infine, Locke spiega come la tolleranza nel confronto delle altre professioni sia fondamentale per la vita pacifica. La Chiesa deve infatti garantire ai propri fedeli salvezza eterna, quindi anche un clima pacifico, e a tale scopo non deve attuare comportamenti violenti. È compito dello Stato assicurare la pace all’interno della società, e quindi sopprimere i comportamenti violenti contrari alla convivenza civile. Lo Stato dovrà anche mantenersi neutrale nei confronti delle diverse confessioni e di coloro che le professano. Il pensiero di Locke va’ anche contro il fanatismo, considerato troppo violento. 
Il filosofo esclude però dalla tolleranza due confessioni: quella cristiana e gli atei. Queste due confessioni vengono prese però a livello politico e non religioso, infatti dovrebbero essere escluse dalla convivenza civile solo e unicamente per i loro comportamenti nei confronti del potere civile.

Agnese Botto

 

La politica secondo Locke
Locke rifiuta le tesi assolutistiche di Hobbes, sostenendo il contrattualismo, cioè un patto fondativo dello stato da parte degli individui per uscire dallo stato di natura. 
Secondo Locke, nello stato di natura, ognuno ha il diritto di proprietà in primis sul proprio corpo; questo implica il diritto alla vita e il diritto alla libertà. Secondo il filosofo la proprietà è fondata sul lavoro, grazie al quale gli oggetti diventano estensioni di colui che li ha manipolati e trasformati. 
Nello stato di natura si potrebbe determinare una situazione di insicurezza e per uscirne, gli individui, stipulano un patto con il sovrano e gli attribuiscono l’uso esclusivo della forza al fine di salvaguardare la pace e l’innocenza dei cittadini. Questi ultimi, tramite questo patto, non cedono al sovrano i propri diritti naturali, che devono anzi essere garantiti dal potere. Se il sovrano non assicura l’esercizio dei diritti, fondamento del patto, i cittadini possono ribellarsi. 
Per non far si che il governo diventi assolutistico è necessaria la separazione dei poteri: al Parlamento va il potere legislativo mentre al sovrano quello esecutivo.  

Federico Boldrino

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