rivista di studi filosofici
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“Storie interdette” di Giulia Fera, romanzo che trasmuta l'anima

Quando per ritrovare la luce nella propria esistenza basta la semplicità rivoluzionaria di un mutamento radicale di pensiero: abbandonare amarezze, rancori e rimpianti del passato

di Francesco Pungitore*

 

Ci sono libri che trasmutano l'anima di chi legge. Suscitano ripensamenti e riflessioni esistenziali, toccano le corde del cuore. Sfogliandone le pagine capita di dire: “Ma questo è stato scritto per me!”. E' mia convizione personale che siano queste le caratteristiche essenziali per decretare il gradimento di un romanzo, o di un'opera letteraria più in generale. Tutte queste qualità, le ho ritrovate nelle “Storie interdette” di Giulia Fera (Edizioni dell'Istituto Italiano di Cultura di Napoli - 2020). L'apice di un'intensa attività narrativa, qui pienamente giunta a completa e folgorante maturazione. Psicopedagogista, poetessa, pittrice, professionalmente impegnata nel recupero dei minori a rischio devianza, Giulia Fera ha coltivato l'invidiabile capacità di penetrare, con delicata sensibilità, l'interiorità umana più profonda. Riesce a svelarne i volti più nascosti, le fragilità, le paure e i più sinceri aneliti. Quelli che, da sempre, si forgiano nell'ineludibile crogiolo del dolore. Già, la sofferenza. Un tema, una condizione, che spesso proviamo, inutilmente, a negare. Per debolezza individuale, per diffuso costume sociale, puntiamo dritti alla felicità, al successo, pensando di poter saltare di colpo tutte le tappe intermedie. Ma se l'obiettivo tarda ad arrivare, ecco che ci ritroviamo perduti, soli. Prigionieri del passato e schiacciati dalla snervante attesa del futuro, veniamo travolti dal non-senso di un vivere che, nel presente, perde il fondamento di un perché (“Chi ha un perché per vivere, sopporta quasi ogni come” rimarcava lucidamente Friedrich Nietzsche). Ma le difficoltà sorgono proprio perché “oguno di noi deve trovare altri volti, nuovi modi di essere, inconsueti, sconosciuti” spiega, perfettamente, lo psicologo e psicoterapeuta Salvo Noè nella sua illuminante prefazione al libro. C'è una battaglia evolutiva, di cambiamento, che porta alla conquista di nuove e più ampie dimensioni del sé, che va necessariamente combattuta. In ogni caso, decreterà una vittoria. Eluderla significherebbe rimanere incompiuti, irrisolti, travolti dalla corrente in mezzo al guado. Ettore, protagonista della storia, percorre l'intera parabola appena descritta. Rischia di cadere nel limbo oscuro dell'inautenticità esistenziale, intrappolato e smarrito nel labirinto di una statica e apatica inazione. Ritrova la luce nella semplicità rivoluzionaria di un mutamento radicale di pensiero. Nella sua stessa mente è il segreto della felicità. Nella forza di abbandonare amarezze, rancori, rimpianti. Nel coraggio di lasciare lievemente che tutto accada, di abbracciare quel tempo perduto che risiede nell'attimo presente, per restituire energia ai propri sogni e tornare a vivere la vita con la gioia, l'innocenza e l'oblio di uno sguardo bambino. [29 luglio 2020]

 

*giornalista professionista, docente liceale di Filosofia e Scienze umane

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