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Intelligenza artificiale e giornalismo: tra innovazione e responsabilità

Opportunità e sfide etiche nel paesaggio mediatico

di Francesco Pungitore*

 

L'Intelligenza Artificiale (IA) è diventata una compagna ineludibile nella nostra vita quotidiana, permeando tanti settori chiave, tra cui il giornalismo. Da un lato, offre strumenti avanzati per l'analisi dei dati e l'automazione, dall'altro, solleva forti questioni etiche e deontologiche. L'intreccio tra IA e informazione apre un dialogo profondo su come bilanciare innovazione e responsabilità.

Strumento di supporto

L'IA può servire come un prezioso alleato per i giornalisti, facilitando l'elaborazione e la produzione delle notizie. L'automazione può risparmiare tempo e risorse, permettendo, in particolare, ai redattori di focalizzarsi su compiti più analitici e critici. Tuttavia, la sua funzione dovrebbe rimanere quella di un assistente, non di un sostituto. La verifica delle informazioni e l'analisi critica rimangono prerogative umane insostituibili.

 

Verità e responsabilità

Nel cuore dell'etica giornalistica risiede la ricerca delle notizie, verificate per mezzo di fonti attendibili. I giornalisti sono per antonomasia gli “scopritori della verità”, con l'obbligo deontologico di presentare informazioni accurate e verificate. D'altro canto, l'IA, priva di discernimento etico, potrebbe essere utilizzata per generare esattamente l’opposto, cioè disinformazione. L'assenza di meccanismi disciplinari su queste nuove tecnologie mette in luce la necessità di una regolamentazione chiara e di una precisa responsabilità umana nella gestione delle informazioni.

 

Le fake news

L'IA ha il potenziale di diventare un'arma a doppio taglio nella lotta contro le fake news. Mentre alcuni strumenti sono progettati per identificare e sradicare la disinformazione, altri possono anche essere sfruttati per generarla. Il rischio di una proliferazione di fake news alimentate dall’IA richiede un'attenzione critica e un'azione collettiva per garantire la veridicità dell'informazione.

 

Deontologia e Legge

Il dibattito sull'IA nel giornalismo non è solo etico, ma investe direttamente il legislatore. Temi come la tutela del copyright, della privacy e la responsabilità giuridica risultano, oggi, prioritari. La normativa esistente necessita di inevitabili aggiornamenti per riflettere la nuova realtà mediatica modellata dall'IA, assicurando che i diritti vengano rispettati.

Un principio fondamentale del giornalismo, ad esempio, è la rettifica delle notizie inesatte. L'IA manca della capacità umana di ammettere errori e correggere le informazioni. Questa discrepanza sottolinea ulteriormente la responsabilità e la necessità della mediazione umana nel processo informativo, mantenendo l'IA come un supporto, non un sostituto.

 

Conclusioni

L'avvento dell'IA nel giornalismo apre un varco per l'innovazione, ma anche per un esame critico delle tante implicazioni connesse. L'equilibrio tra l'automazione e la responsabilità umana è cruciale per garantire che l'integrità della professione persista nell'era digitale.

Il caso di ChatGPT, una delle IA avanzate che stanno guadagnando terreno nel settore, è emblematico delle potenzialità e delle sfide inerenti questa simbiosi tecnologico-editoriale. Questo modello di linguaggio potente ed evoluto può assistere i giornalisti nell'elaborazione di bozze iniziali, nell'organizzazione delle informazioni e nell'analisi preliminare dei dati. Tuttavia, il suo uso porta con sé una serie di questioni etiche, legali e deontologiche che richiedono un'attenta riflessione.

Uno dei temi centrali è la responsabilità editoriale. Mentre un giornalista è in grado di valutare, correggere e rettificare le informazioni, un sistema IA come ChatGPT non possiede questa capacità critica. Non può distinguere tra fatti verificati e disinformazione, né può comprendere le sfumature etiche o culturali di una notizia. Questo pone una grande responsabilità sulle spalle dei giornalisti che decidono di utilizzare queste tecnologie, assicurandosi che l'automazione non comprometta la veridicità e l'integrità dell'informazione.

Il tema della privacy, peraltro, è una preoccupazione notevole. Le IA possono facilmente accedere, elaborare e distribuire grandi quantità di dati, ma senza una guida e supervisione umana adeguata, possono violare diritti e altre normative legali. La capacità di ChatGPT di generare testi persuasivi e realistici può anche alimentare la disinformazione e le fake news, se utilizzata in modo irresponsabile.

Inoltre, l'IA potrebbe potenzialmente alimentare una cultura di dipendenza tecnologica che può erodere le competenze giornalistiche fondamentali. L'arte del giornalismo risiede nella capacità di indagare, interrogare e narrare storie in modo accurato. La sovraesposizione di questi strumenti automatizzati può rischiare di “annacquare” queste competenze soprattutto tra le nuove leve della professione.

Infine, c'è un bisogno impellente di formazione e educazione sia per i giornalisti che per il pubblico sulle potenzialità e sui limiti dell'IA. Solo attraverso una comprensione chiara di come questa tecnologia possa essere utilizzata in modo etico e responsabile, il settore giornalistico potrà navigare con successo attraverso le acque inesplorate dell'innovazione, mantenendo al contempo i suoi standard deontologici e la sua integrità.

L'avventura dell'integrazione tra IA e giornalismo è appena iniziata, e il percorso futuro sarà sicuramente costellato di sfide e opportunità. L'obiettivo dovrebbe sempre rimanere quello di utilizzare la tecnologia per migliorare e non sostituire l'ingegno, la creatività e l'etica umana che rappresentano il cuore nevralgico del lavoro dei professionisti dell’informazione.

 

*giornalista professionista, docente di Filosofia, Storia, Scienze Umane e Tecniche di Comunicazione con Perfezionamento post-laurea in Tecnologie per l’Insegnamento e Master in Comunicazione Digitale. Direttore Tecnico dell’Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale

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