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Pungitore e l'intelligenza artificiale come questione antropologica

Recensione del volume "Complessità umana. Linearità artificiale" (2026)

C'è un uomo, all'ottavo piano di un edificio qualunque, che non riesce a riempire un quadrante. Davanti a lui un foglio diviso in quattro: Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats. La griglia manageriale più celebre del Novecento. I primi tre quadranti li compila in fretta — è metodico, ha esperienza, conosce il mercato. Poi arriva al quarto, Minacce, e la penna si ferma. Perché le sue vere minacce — la paura di non essere all'altezza che lo accompagna da quando aveva dodici anni, l'angoscia della domenica sera, i lutti non elaborati, i figli a cui non ha dato il tempo che avrebbe voluto — non entrano in nessuna casella.

Da questa scena, microscopica e universale, Francesco Pungitore costruisce l'architrave di un saggio che è insieme un trattato filosofico, un esercizio di pedagogia esistenziale e, lo si dice senza enfasi, un atto civile. Complessità umana. Linearità artificiale, pubblicato nel 2026, è un libro che si potrebbe leggere come un lungo ragionamento contro la più seducente delle illusioni contemporanee: che l'essere umano sia, in fondo, ottimizzabile. Che basti la griglia giusta, l'algoritmo giusto, il prompt giusto, perché la vita si lasci finalmente disporre in colonne ordinate.

La risposta di Pungitore è un no argomentato con pazienza e con erudizione, distribuito lungo otto capitoli che procedono come stazioni di un cammino. Si parte dal logos greco e dall'abisso che lo precede; si attraversa l'errore di Cartesio rivisto da Damasio, i due sistemi di Kahneman, i due fuochi pulsionali di Freud, la gettatezza heideggeriana. Si arriva — ed è la parte forse più originale del libro — alla figura di Chirone, il centauro guaritore che non smette mai di essere ferito. È questa la chiave segreta del volume: la fragilità umana non come deficit da correggere, ma come condizione costitutiva da abitare. La cicatrice, dice Pungitore con un'immagine che resta addosso al lettore, non scompare: diventa visibile in un altro modo. Smette di essere ferita aperta e comincia a essere luce.

È nel settimo capitolo, Lo specchio che non specchia, che il libro affronta direttamente il convitato di pietra di tutto il discorso: l'intelligenza artificiale. Pungitore — che di IA si occupa professionalmente, come formatore e come Direttore Tecnico dell'Osservatorio Nazionale Minori e IA — sceglie qui la via più difficile, perché evita entrambe le scorciatoie disponibili sul mercato editoriale: né l'apocalittica spaventata, né il trionfalismo della Silicon Valley. La sua tesi è netta ma articolata: i Large Language Models sono macchine probabilistiche di straordinaria potenza, ma la sintassi non basta a produrre la semantica. Riprende Searle e la sua Stanza cinese del 1980 e la fa risuonare sulla nostra contemporaneità con una nitidezza che mancava al dibattito italiano. La macchina simula, e la simulazione è perfetta. Ma proprio la perfezione della simulazione è ciò che ci obbliga, finalmente, a chiederci cosa siamo noi che la abbiamo costruita.

L'intuizione decisiva, qui, è che il fronteggiare l'intelligenza artificiale non sia anzitutto una questione tecnica o normativa: è una questione antropologica. È una sollecitazione filosofica restituita per intero alla nostra responsabilità. La macchina, dice Pungitore, è uno specchio che non specchia: ci rimanda un'immagine di noi così linearizzata, così pulita, da farci capire — per contrasto, per sottrazione — cosa nell'umano resta irriducibile. Il volto, la coscienza, la sofferenza, la possibilità del senso.

Ed è proprio sulla ricerca di senso che il libro stringe nell'ottavo capitolo, sotto la guida di Viktor Frankl. L'autore vi compie un'operazione coraggiosa: prende sul serio la diagnosi di Frankl secondo cui il male del nostro secolo non è più la frustrazione sessuale dell'epoca freudiana, ma la frustrazione del senso. Lo dice in pagine che meritano di essere lette ad alta voce — sobrie, mai consolatorie, capaci di parlare a un lettore in crisi senza fargli sconti e senza moralismi. La rivoluzione copernicana di Frankl — non cosa mi aspetto dalla vita, ma cosa la vita si aspetta da me — diventa qui, sotto la penna di Pungitore, qualcosa di più di una citazione: una proposta etica per chi vive oggi.

Da questa proposta nasce l'aspetto che più mi pare destinato a restare. Complessità umana. Linearità artificiale non è un libro lamentoso, e non è nemmeno un libro malinconico. È, in modo discreto ma fermo, un libro sulla necessità di impegno per costruire il futuro. Il guaritore ferito di Chirone — che Pungitore intreccia con Florenskij, Bonhoeffer, perfino con le piccole "carezze" di Eric Berne — è la figura attraverso cui l'autore prova a indicare una direzione possibile: non c'è uscita individuale, scrive in sostanza, perché non c'è ferita che si curi da sola e non c'è epoca tecnologica che si attraversi senza una rinnovata pedagogia dell'umano. Lo dice da docente, e lo si avverte: questo libro nasce in classe prima ancora che in biblioteca, e ai suoi studenti è dedicato.

Resta, alla fine, una sensazione precisa. Pungitore non scrive contro l'intelligenza artificiale. Scrive perché l'intelligenza artificiale non finisca per scrivere noi. E lo fa con uno stile che mescola, in proporzioni rare nella saggistica italiana recente, il rigore filosofico e la confidenza del narratore. Il risultato è un volume che merita di stare sul comodino — quello vero, non quello virtuale — di chiunque oggi si occupi di scuola, di tecnologia, di cura, di pensiero. Cioè, forse, di chiunque non abbia ancora rinunciato all'idea che custodire la complessità umana, nell'epoca delle intelligenze artificiali, sia ancora un compito possibile. E, soprattutto, necessario.

L'autore

Francesco Pungitore è docente abilitato in Filosofia e Scienze Umane, giornalista professionista e formatore. Insegna Psicologia, Scienze umane, Tecniche di comunicazione, Filosofia e Storia. Direttore Tecnico dell'Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale, Coordinatore nazionale della Consulta UCIIM per l’Intelligenza Artificiale e le buone pratiche educative, dirige le testate Essere&Pensiero e Inside AI, attraverso cui conduce un'intensa attività divulgativa sui temi dell'innovazione tecnologica e delle sue implicazioni etiche, formative e antropologiche. Nel suo percorso giornalistico ha lavorato per Il Domani, l'Agenzia Giornalistica Italia, il Senato della Repubblica e l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Tra i suoi saggi figurano Metafisica dell'Intelligenza Artificiale, presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino, Decoding AI e Mediarchia. Con Complessità umana. Linearità artificiale prosegue un percorso di riflessione che intreccia filosofia, psicologia, pedagogia e cultura digitale, ponendo al centro una domanda che attraversa tutta la sua opera: come custodire la complessità dell'umano nell'epoca delle intelligenze artificiali.

Scheda del libro

Francesco Pungitore, Complessità umana. Linearità artificiale. Riflessioni su etica, tecnologia e destino dell'umano, ilmiolibro (Gruppo GEDI – la Repubblica), 2026, 1ª edizione, 196 pp., formato 17×24, copertina morbida, € 12,00.

ISBN: 979-12-228-1790-3

Disponibile in formato cartaceo su ilmiolibro.kataweb.it: ? LEGGI E ACQUISTA

 

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