di Francesco Pungitore
Ci sono luoghi che raccontano molto più di quanto mostrino. A Soverato, in località San Nicola, poche cavità scavate nella roccia e alcuni resti che le mareggiate invernali restituiscono al litorale custodiscono la memoria più remota della città: i Siculi scesi lungo la penisola prima dei Greci, la colonizzazione ellenica, quella Santa Maria di Poliporto che fino al 1881 dava il nome alla marina. Un patrimonio che sta sotto gli occhi di tutti e che pochi, però, leggono.
Ne parliamo con Ulderico Nisticò, storico e saggista soveratese, autore di numerosi studi sulla storia, la cultura e le tradizioni di Soverato e della Calabria. Con la consueta precisione documentaria — e con qualche prudente distinzione tra ciò che è accertato e ciò che resta ipotesi — Nisticò ricostruisce il lavoro pionieristico di don Giovanni Gnolfo, discute l'attribuzione delle sepolture, avanza una lettura personale delle misteriose buche circolari di Poliporto e indica, in chiusura, la strada da cui ripartire: la ricca bibliografia già esistente, che qui pubblichiamo integralmente.
Partiamo dal principio: che cosa sono esattamente quelle che a Soverato vengono comunemente chiamate le "grotte sicule" di località San Nicola? Perché queste cavità vengono attribuite ai Siculi? Quali sono gli elementi storici o archeologici che sostengono questa interpretazione? Possiamo parlare con certezza di tombe sicule oppure, dal punto di vista scientifico, sarebbe più corretto parlare di un'ipotesi ancora da approfondire?
Don Gnolfo riscontrò evidenti analogie con sepolture sicule di Centuripe in Sicilia. Da ricordare che i Siculi scendono, a successive ondate, lungo tutta Italia, lasciando tracce anche nel Lazio. Varrone afferma analogie tra il latino e quel che restava della lingua sicula. L'antico nome del Tevere fu Albula, e tutto ciò che è "bianco" come Alba, e anche l'Aspromonte, si può credere riferito ai Siculi.
Chi erano i Siculi e che cosa sappiamo della loro presenza sulla costa ionica calabrese prima dell'arrivo dei Greci? A quale epoca potrebbero risalire queste sepolture e che cosa ci raccontano delle popolazioni che abitavano quest'area prima della colonizzazione greca?
Tucidide, nel V secolo aC, afferma che ancora c'erano Siculi identitari in "Calabria". Plutarco e Polieno, posteriori ma riferendosi alla colonizzazione di Locri (primi VII secolo) narrano di conflitti tra Locri e i Siculi.
Un ruolo importante negli studi su questo sito lo ebbe don Giovanni Gnolfo. Che cosa scoprì e quale contributo diede alla conoscenza della Soverato più antica? Quanto era estesa originariamente questa necropoli? È possibile che una parte delle testimonianze sia stata compromessa o nascosta dalla costruzione della ferrovia, della strada e dalla successiva urbanizzazione?
Don Gnolfo, dopo una vita di missione in Turchia, Terra Santa, Egitto, e di studi di arte e archeologia, giunse a Soverato negli anni 1970, e s'incuriosì delle nostre antichità. Raccolse ogni testimonianza, e riferisce che qualche anziano sosteneva ci fossero altre cavità, purtroppo scomparse per lavori.
San Nicola, però, non significa soltanto "tombe sicule". Poco più a valle troviamo le testimonianze attribuite a Poliporto: quale rapporto potrebbe esserci tra questi diversi livelli della storia di Soverato?
La denominazione ufficiale della frazione marina di Soverato era Santa Maria di Poliporto fino al 1881, quando venne trasferito il capoluogo. Emergono dei resti durante le mareggiate invernali. Don Gnolfo scoprì la relazione della Sovrintendenza del 1928, frutto di studi dopo una mareggiata particolarmente violenta. Le buche circolari vengono spesso intese come destinate a ricavarne macine, ma lo ritengo impossibile, trattandosi di materiale friabile e artificiale; e credo fossero saliere per l'evaporazione dell'acqua di mare. Se ne trovano di simili a Bruzzano e, in Sicilia, a Giardini Naxos e Capo d'Orlando. La massima parte dell'area è sommersa; vero che ci sono ricerche e filmati, e alcuni saranno resi fruibili con l'imminente apertura del Museo sito in Soverato Superiore.
Possiamo dire che questa piccola area racconti, quasi per stratificazioni successive, il passaggio dalla Soverato protostorica a quella greca e poi romana? Secondo lei questo sito è stato sufficientemente studiato e valorizzato oppure Soverato possiede sotto gli occhi di tutti un patrimonio storico ancora in gran parte da riscoprire? E allora chiudiamo con una domanda quasi provocatoria: professore, quanto della storia più antica di Soverato è già stato scoperto e quanto, invece, potrebbe essere ancora lì, sotto la vegetazione, sotto le strade o sotto il mare, in attesa di essere studiato?
È molto probabile che Santa Maria di Poliporto si estendesse a costruzioni anche notevoli, sopra le quali vennero edificati i palazzi degli anni 1880 circa. Oggi sono piccoli esercizi e ristoranti. Sarebbero da studiare il castello (ex Gregoraci e Palm Beach etc) ben visibile in fotografie dell'anteguerra, e le memorie delle casette da Chiesa del Rosario alla Torre di Galilea. Si sa di un'abitazione greca del IV secolo a.C.; e di ampie necropoli nella zona del passaggio a livello e altrove.
Sono stati oggetto di rilevazioni e di due campagne di scavi i resti di Soverato "Vecchio".
Sì, c'è molto da fare. Credo sia preliminarmente utile portare a conoscenza la ricca bibliografia già esistente su Soverato.
La bibliografia esistente su Soverato