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Caligiuri: "L'intelligenza artificiale è una rivoluzione totale, ma la vera sfida resta umana"

Il massimo studioso italiano di intelligence avverte: "Senza pensiero critico rischiamo una disuguaglianza senza precedenti nella storia". E sull'AI Act europeo: "Giusta l'iniziativa, ma come si regola un fenomeno che cambia ogni minuto?"

di Francesco Pungitore

 

Non usa mezzi termini Mario Caligiuri, professore ordinario di Pedagogia all'Università della Calabria e tra i massimi esperti europei di intelligence in ambito accademico: dell'intelligenza artificiale "si parla troppo spesso a sproposito", dice, perché siamo di fronte a "una trasformazione radicale rispetto al mondo che abbiamo finora conosciuto". E mentre l'Europa tenta di mettere ordine con l'AI Act, lui rilancia: la partita decisiva non si gioca sulla tecnologia, ma sulla capacità dell'uomo di restare padrone delle proprie decisioni.

Lo conosco dagli anni Ottanta, da quando era sindaco di Soveria Mannelli e le sue iniziative amministrative e culturali facevano parlare ben oltre i confini della Calabria, raggiungendo una eco di livello nazionale e internazionale. Da allora, il suo percorso intellettuale non ha mai smesso di anticipare i tempi. Oggi, con il suo ultimo libro "Il fuoco di Prometeo. Intelligence e intelligenza artificiale" (Rubbettino, 2025), affronta il nodo cruciale del nostro tempo: il rapporto tra i servizi di informazione e le macchine che imparano.

Professore, partiamo dal cuore della questione: l'intelligenza artificiale può diventare un'arma? È più strumento di offesa o di difesa?

Bisogna comprendere che siamo di fronte a una trasformazione radicale rispetto al mondo che abbiamo finora conosciuto. Purtroppo se ne parla spesso troppo a sproposito. L'intelligenza artificiale troverà applicazione in tutte le dimensioni dell'agire umano, comprese le primarie funzioni di offesa e difesa, e questo vale sia per le persone che per le istituzioni.

In questo scenario, quali sono gli asset strategici che l'Italia deve proteggere e valorizzare?

Prima di tutto, occorre chiarire i termini. L'intelligenza artificiale è uno strumento di comprensione del mondo che offre strumenti per la decisione. I problemi sono duplici: da un lato l'affidabilità dell'intelligenza artificiale, che può avere allucinazioni o essere indirizzata verso determinati comportamenti; dall'altro la capacità dell'essere umano di analizzare in maniera critica le informazioni e di decidere consapevolmente. Sono temi giganteschi. Gli asset strategici nazionali, poi, sono sia materiali che immateriali: la nostra storia e la nostra cultura, la collocazione al centro del Mediterraneo come ponte tra Europa e Africa, e quella capacità di innovazione che deriva dalla necessità di invenzioni continue, figlia delle vicende secolari della nostra terra.

Lei ha appena curato un volume collettivo che mette in dialogo intelligence e intelligenza artificiale. Che quadro ne emerge?

Nel libro "Il fuoco di Prometeo" hanno contribuito alcuni dei più importanti intellettuali italiani del settore: da Paolo Benanti a Michele Colajanni, da Barbara Carfagna a Paolo Messa, da Donato Malerba a Domenico Talia, da Gian Luca Foresti a Emanuele Frontoni. Da tutti questi contributi emerge un settore in pieno divenire, in cui le interazioni tra intelligence e intelligenza artificiale non possono che essere costanti e continue.

C'è chi sostiene che l'AI possa ridurre le disuguaglianze. Lei è d'accordo?

Lo storico israeliano Yuval Noah Harari ritiene che l'intelligenza artificiale potrebbe addirittura andare nella direzione opposta: da un lato una piccola minoranza capace di gestire a proprio vantaggio questa tecnologia, dall'altro le moltitudini che ne saranno guidate. Questo scenario potrebbe portare a una disuguaglianza mai verificatasi nella storia del nostro pianeta. La sfida, dunque, non sarà tecnologica ma umana. Oltre a sviluppare l'intelligenza artificiale, occorre concentrarsi per valorizzare sempre di più quella umana.

Le nuove generazioni: più opportunità o più rischi?

Le giovani generazioni sono quelle che hanno le maggiori opportunità e corrono i maggiori rischi. Tutto dipende dalle capacità cognitive con cui verrà affrontato questo nuovo scenario. Va notato che fin dai primi mesi di vita i bambini sono esposti al contatto con il digitale, e quello che succederà nel lungo periodo non può saperlo nessuno, perché gli effetti sulla plasticità del nostro cervello non sono ancora stati studiati a sufficienza. L'altro giorno un mio recente conoscente mi raccontava che il proprio nipotino di quattro anni era riuscito a configurare una stampante. Non sapeva spiegare come, ma riusciva a ripetere le operazioni. È un mondo nuovo, che noi continuiamo ad analizzare con categorie analogiche appartenenti a un mondo in via di estinzione.

Infine, l'AI Act europeo: un passo avanti concreto o un tentativo destinato a restare sulla carta?

Bene ha fatto l'Unione Europea, prima nel mondo, a tentare di regolamentare l'intelligenza artificiale. Senza regole si vive nel Far West, dove prevale sempre il più forte. Però mi chiedo: come facciamo a regolamentare un fenomeno che si modifica da minuto in minuto? E poi, in Europa viviamo circa 500 milioni di persone su un pianeta di oltre 8 miliardi di abitanti, e nel nostro continente non esistono piattaforme globali dell'intelligenza artificiale. Noi possiamo disciplinare ben poco. La necessità dell'iniziativa si scontra con l'inefficacia sostanziale delle sue conseguenze. Staremo a vedere.

 


Chi è Mario Caligiuri

Mario Caligiuri, nato a Soveria Mannelli (Catanzaro) il 28 settembre 1960, è professore ordinario di Pedagogia generale e sociale all'Università della Calabria, dove nel 2007 ha fondato, insieme all'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il Master in Intelligence, primo del genere in Italia. Laureato in Storia moderna, è presidente della Società Italiana di Intelligence ed è considerato uno dei massimi studiosi europei del settore a livello accademico.

Insegna nelle Alte Scuole della Repubblica e ha tenuto lezioni, corsi e seminari in oltre cinquanta atenei italiani e stranieri. Per la Treccani ha scritto la voce "Intelligence" nella X Appendice dell'Enciclopedia Italiana e ha redatto "Le parole dell'intelligence" nell'ambito del progetto "Le parole valgono". È iscritto all'Albo dei Giornalisti della Calabria e autore di oltre 150 testi scientifici sui temi della comunicazione pubblica, della pedagogia e dell'intelligence.

Tra le sue pubblicazioni più recenti: "Intelligence e diritto. Il potere invisibile delle democrazie" (Rubbettino, 2021), "Geopolitica della mente. L'intelligence nel campo di battaglia definitivo" (Mazzanti Libri, 2023), "Maleducati. Educazione, disinformazione e democrazia in Italia" (Luiss, 2024), "Il fuoco di Prometeo. Intelligence e intelligenza artificiale" (Rubbettino, 2025).

Sindaco di Soveria Mannelli per diversi mandati è stato anche consigliere dell'Amministrazione Provinciale di Catanzaro (2004-2008), assessore alla Cultura della Regione Calabria (2010-2014) e coordinatore della Commissione Cultura della Conferenza delle Regioni Italiane.

Leggi l'intervista anche su INSIDE AI.

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