rivista di studi filosofici
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In Catalunya per Jason Dupasquier

Grande è chi ha il coraggio di vivere la vita inseguendo i propri sogni

di Luca Tealdi

 

Il motomondiale arriva a Barcellona sul circuito di Catalunya per il settimo round stagionale. A soli quattro giorni dalla scomparsa di Dupasquier, morto al Mugello in seguito alle gravi ferite riportate dopo l’incidente del sabato in Q2, la MotoGP, seppur a fatica, riparte. Lo fa dal circuito spagnolo, dove esattamente cinque anni fa moriva Luis Salom durante le FP2 della Moto2, la fa con il ricordo di Dupasquier: si correrà per loro due e tutti gli altri piloti che hanno perso la vita mentre facevano ciò che più amavano, che hanno avuto il coraggio di vivere della loro passione facendone la propria quotidianità e hanno scelto di lavorare duro per arrivare al motomondiale.

Loro che hanno deciso di vivere il tempo incondizionatamente, loro che hanno avuto il coraggio di sognare, disposti a mettere a repentaglio la propria vita pur di correre in moto. Perché nel motociclismo basta un attimo per perdere la vita. Se poi - come Dupasquier - si ha diciannove anni con un futuro davanti a sé fa ancora più male. Si lavora un’eternità per arrivare nella massima competizione mondiale delle due ruote e in una frazione di secondo tutto può finire. Ma i piloti sono a conoscenza del rischio costante che si corre nel motociclismo e Dupasquier amava ciò che faceva. Perché correva guidato dall’immenso amore per le moto. Lui, come gli altri piloti che sono morti in pista, ha avuto il coraggio di correre dietro al suo sogno e nessuno lo avrebbe fermato. Solo un destino crudele, qualcuno contro cui nessuno può nulla, gli ha messo i bastoni tra le ruote portandoselo via a diciannove anni. Perché lui aveva la benzina nel sangue e il fuoco della passione nel cuore. E quando è così, quando si ha il coraggio di vivere del proprio sogno, si ha già vinto nella vita. Arrivederci Jason!

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