società, filosofia, scienza, etica e politica
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La scienza sacra dello Yoga

Yogananda e la visione della sorgente della creazione

Tutte le scelte di cui siamo capaci, in quanto esseri umani, scaturiscono dall'idea che abbiamo di noi stessi e del mondo che ci circonda. Chi siamo? E' questa la domanda che risuona incessantemente nei pensieri, nella mente di un numero infinito di persone. Non tutti si danno delle risposte. O meglio, accettano come proprie delle risposte già date. Guardiamo, ad esempio, al nostro modo di parlare, di vestirci, di comportarci. Pensiamo, poi, alle questioni più estreme, quelle che riguardano il perché della presenza umana sulla Terra. Su questi argomenti, non è forse vero che in tanti preferiscono evitare il dilemma della ricerca, della scoperta, della comprensione? L'atteggiamento più diffuso è quello di accettare il già dato, come principio incontrovertibile capace di guidare i nostri passi nel corso dell'esistenza. Attraverso questo meccanismo di interpretazione del mondo evitiamo il confronto con il mistero dell'esistenza. Lo evitiamo perché ci fa paura. Ma quando il meccanismo si inceppa, nei nostri momenti di crisi, allora, in quel preciso istante, lo scenario assume contorni drammatici. Lavoro, famiglia, sentimenti, affetti, ispirazioni, scavano solchi profondi nella nostra interiorità, costruendo la fisionomia di base del nostro apparire, del nostro essere inseriti in un determinato contesto sociale. Se uno di questi pilastri del nostro manifestarci al mondo e nel mondo si incrina, nasce la crisi. Un evento che, a volte, può rivelarsi catastrofico per l'individuo. L'intero disegno che soggiace alla nostra esistenza umana crolla e va in frantumi, denunciando la sua clamorosa fragilità. Ipotesi e credenze, sulle quali poggiavamo ogni singolo atto della nostra vita, si inabissano nella vacuità. Ciò che naufraga, invero, è la carica realizzativa di senso delle nostre azioni. Ogni cosa appare sostanzialmente vuota, priva di significato e valore. Questo è il fenomeno del cosiddetto “vuoto esistenziale”, negli ultimi secoli studiato, definito, medicalizzato addirittura. E' il vuoto che genera la percezione dell'assurdo e si imprime nella nostra memoria come il marchio di una esperienza traumatica. Chi raggiunge questo stadio evolutivo della propria personalità umana vede aprirsi di fronte a se tre opzioni di scelta. La prima è, probabilmente, la più tragica. E' il restare immobili e paralizzati di fronte alla visione dell'abisso. L'abisso che si spalanca di fronte al piccolo e minuscolo individuo, tormentato dalla mancanza di risposte e fondamenti stabili e duraturi. La seconda è la via di chi ritorna al suo stadio iniziale, al già dato, ad altre soluzioni pronte per l'uso. E' la via che riporta l'esistenza sui binari delle consuetudini di massa. Definire la terza via è più complesso. Non si può fare altro che chiamarla “il risveglio della coscienza”, riproponendo una terminologia molto antica ma particolarmente espressiva. In questo caso, di fronte all'immagine di una esistenza senza scopo e priva di contenuti, l'uomo si risveglia, aprendo se stesso al campo della libera scelta. Dal vuoto interiore, stavolta, nasce una illuminazione, ovvero l'intuizione che il senso delle cose, della realtà fenomenica, vada cercato oltre le cose stesse. Trovare un senso agli accadimenti della nostra vita ci impone di guardare oltre e al di là. Lo sguardo si volge, allora, verso dimensioni che investono facoltà “altre”, superiori, di noi stessi e della nostra consapevolezza.  
L'ESSERE E IL DIVENIRE - “Come le effimere rose, innumerevoli esseri umani sbocciano ogni giorno nel giardino della Terra. In gioventù dischiudono fresche gemme speranzose, accogliendo le promesse della vita e ondeggiando con bramosa speranza a ogni soffio del piacere dei sensi. Poi i petali cominciano ad avvizzire; la speranza si trasforma in delusione. Nel crepuscolo della vecchiaia appassiscono, grigi di disincanto”. Questo breve testo è tratto dal libro “Come essere sempre felici” (Ananda Edizioni) di Paramhansa Yogananda. Yogananda è stato il primo, grande maestro indiano che ha portato in Occidente, agli inizi del secolo scorso, la scienza sacra dello Yoga. Nel 1920 ha fondato negli Usa la Self-Realization Fellowship, come strumento per custodire e divulgare i propri insegnamenti. Ma qual è il fuoco centrale di questa sapienza antica che Yogananda ha tradotto per noi dall'Oriente? Innanzitutto, ciò che emerge con una forza energetica esplosiva è la spinta a trovare nella propria interiorità un fondamento stabile. Quel fondamento, che il mondo illusorio e transeunte dei fenomeni non ci assicura in alcun modo (ciò che noi occidentali siamo abituati a chiamare il caduco, effimero, transitorio “divenire”), esiste ed è dentro di noi, dentro ogni singolo uomo. Yogananda non ci offre un sistema speculativo astratto per dare ragione di questa sua affermazione. Semplicemente, ci invita a sperimentare e a vivere in prima persona, con estrema concretezza, la verità che traluce oltre le sue parole, oltre tutte le possibili spiegazioni dialettiche che potremmo cominciare a far  ruotare nella nostra mente, tra concetti, ipotesi, sillogismi. La prima verità che ci viene mostrata non necessità di grandi elaborazioni teoriche: è illusorio immaginare di fermare il tempo. Perlomeno lo è in questa nostra dimensione terrena. Ciò che nasce, qui su questa Terra, prima o poi, muore. Le rose fioriscono solo per poi appassire. Le ricchezze materiali svaniscono. Persino gli imperi più potenti della storia sono stati segnati da questo destino e sono crollati nella polvere. E' inevitabile. Qualcuno può, forse, dimostrare il contrario? Ma, allora, quale fondamento potrà mai esserci in questo mondo dominato dallo scorrere inesorabile del tempo? Il tempo che rende tutto fugace, labile, inconsistente... L'esortazione di Yogananda è quella di scavare dentro noi stessi, con costanza, ogni giorno, con una meditazione interiore sempre più profonda. Ciò che si scorge, dapprima, è un timido bagliore. Poi è una luce sempre più forte. Alla fine di questo percorso si può arrivare alla visione limpida e chiara della sorgente infinita da cui ha origine la nostra singola esistenza e l'intera esistenza universale: l'essere. “I saggi – afferma Yogananda – comprendono la natura effimera della vita. Non sprecano tempo a costruire castelli immaginari di futili aspettative”. La vita ha un fondamento causale che supera le sue manifestazioni terrene, le trascende e, nel trascenderle, le trasmuta in una essenza spirituale eterna, divina e immutabile. 

 

Francesco Pungitore

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