società, filosofia, scienza, etica e politica
società, filosofia, scienza, etica e politica

Nel paese dei giovanivecchi, dove sempre è tutto sbagliato

Un pianto che reclama un sogno morboso, un desiderio malato di sconfitta

di Francesco Pungitore

 

Avete presente i giovanivecchi? Ne trovate diversi esemplari nei paesi dell'entroterra calabrese. Vivono tutti una medesima condizione psicologica di oblio, tra restanza e partenza. Insomma, né totalmente calati nella realtà locale, né definitivamente convinti di dover mollare tutto e andare via. Al massimo,  per loro, l'ipotesi dell'addio è una sorta di lamento, da regalare come perle di saggezza, ciondolando tra bar e panchine. Quello che gli accade intorno, del resto, è “sempre tutto sbagliato”. L'idea di base è un po' quella. Per cui, non c'è motivo per cui darsi da fare. “Qui le cose non potranno mai cambiare...” è il pianto proverbiale dei giovanivecchi. Lo si ascolta soprattutto nelle notti di plenilunio, tra i latrati  dei cani e lo scorrere solitario delle poche automobili che, di tanto in tanto, rianimano le ombre lungo le strade. Un pianto che reclama un sogno morboso, un desiderio malato di sconfitta. Non la propria, ma quella degli altri. Di tutti gli altri. Costretti ai margini di un contesto sociale odiato a prescindere, i giovanivecchi hanno finalmente trovato un'ancora di salvezza nei loro amati smartphone.  Il loro dominio è lo straordinario mondo di Facebook, Instagram, Twitter. E' lì che possono dare libero sfogo ai propri dolori, negli anni diventati veleni. Veleni da spargere a iosa, un po' qui e un po' lì. Ma senza mai attaccare frontalmente qualcuno. Giammai! La loro vigliaccheria va di pari passo con la pigrizia. Ecco, diciamo che il loro clic sui social serve giusto per soddisfare i cinque minuti di brama dell'ego, guarda caso sempre extralarge. Iniziative, progetti, propositi costruttivi? Compilate un elenco con tutti questi buoni propositi e, poi, gettatelo in un fosso. Per i giovanivecchi è tutto inutile. Una loro occupazione preferita, comunque, c'è ed è l'osservazione. Guardare, scrutare, mirare gli altri. Ma sempre a distanza di sicurezza. Non sia mai. Per i giovanivecchi la prima regola da rispettare è l'autoconservazione. Un istinto animale. [9.11.2017]

Stampa Stampa | Mappa del sito
© 2015 - Essere & Pensiero - Testata giornalistica online ai sensi dell'art. 3-bis del d.l. 63/2012 sull'editoria convertito in legge n. 103/2012 - Direttore Responsabile: Francesco Pungitore