società, filosofia, scienza, etica e politica
società, filosofia, scienza, etica e politica

Come democratizzare la rete

Diseguaglianza dell'informazione e nuove problematiche

Sono molto interessanti i risultati di una ricerca condotta da un giovane studioso a Stanford di cui si da notizia su “la Lettura” del Corriere della Sera del 4 ottobre 2015. Assistant professor di Computer Science, lo sloveno Jure Leskovec, neo-vincitore del Premio Lagrange, ha provato a dare forma ordinata – nel senso di contenere le disuguaglianze – al groviglio di informazioni riversate sulle reti sociali. Si tratta di un procedimento matematico che consente di calcolare (e controllare) l’estensione che le informazioni, generate anche da un singolo post,  producono in termini di problematicità sociale in relazione a quanti, direttamente o indirettamente, entrano in contatto con la “rete”. Per problematicità sociale si intende la capacità di una qualsiasi dichiarazione “pubblica” di produrre inclusione o esclusione, esaltazione o marginalizzazione, visibilità oppure oscuramento, fino a vere e proprie forme di discriminazione con relative ricadute di carattere penale oppure di natura socio-psicologica a danno del soggetto, singolo o associato, che subisce il “confinamento”. La forza, dunque, di queste strategie informatiche, risiederebbe nella capacità di “inseguire” le frasi testuali e di calcolare il loro potenziale espansivo (positivo o negativo) a seconda di come e quanto ne risultano “catturate” da quelle scatole, come YouTube, che potremmo definire “moltiplicatori” delle informazioni, per poi verificare in che modo la rete – attraverso l’azione di questi “periti di supporto” (YouTube, appunto, ma anche blog, account, etc.) – espande o restringe le sue maglie in funzione dello scopo che intende perseguire. La conclusione del viaggio può anche essere distorsiva, in pratica rivelatrice (spesso tardiva) di obiettivi, al limite della legalità (violazione della privacy, diffamazione, etc.), che arrivano a produrre quello che il giovane Leskovec definisce: «la disuguaglianza nella popolarità dell’informazione» (…). «E’ accertato [scrive] che esiste una grande disuguaglianza di reddito nella popolazione mondiale, ma l’attenzione verso i post di Facebook è distribuita in modo ancor più diseguale. La disuguaglianza rilevata nell’informazione fa sorgere nuove problematiche, in quanto le reti sociali sembrano creare “camere d’eco” nelle quali alcuni messaggi si attenuano, mentre altri vengono rapidamente dimenticati». Insomma, lo spazio dei social network offre agli utenti ampi margini di condivisione di notizie e commenti. E questo è un bene in quanto allarga la sfera dell’interazione e produce sintesi mediatrici del conflitto (eccezion fatta per le derive patologiche, ovunque presenti, non solo su internet). Ma il rischio di non riuscire a mettere a fuoco i confini del contesto – ciò che non si vede a primo impatto – è alto e su questo occorre vigilare con gli strumenti della ragione razionale, prima, e delle agenzie di vigilanza. 

 

prof. Gianfranco Macrì

(Università di Salerno)

Stampa Stampa | Mappa del sito
© 2015 - Essere & Pensiero - Testata giornalistica online ai sensi dell'art. 3-bis del d.l. 63/2012 sull'editoria convertito in legge n. 103/2012 - Direttore Responsabile: Francesco Pungitore