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Referendum, Sarah e le donne calabresi schierate per il Sì

"Renzi ha sbagliato a personalizzare l'appuntamento del 4 dicembre, agevolando chi crede di sbarazzarsi di lui come avversario politico"

di Francesco Pungitore

 

Sourour Sarah Yacoubi è tra le donne calabresi schierate con forza sul fronte del “Sì” in vista del referendum costituzionale di dicembre. Nata in Tunisia, studi in Francia, “Sara” lavora da anni in Italia, a Catanzaro, in ambito ospedaliero, dove oggi riveste anche importanti ruoli sindacali di coordinamento. Laureata in Economia Internazionale, sfoggia, nel suo lunghissimo curriculum, un Master di secondo livello in Management delle Aziende Sanitarie.


Perché una scelta così netta e decisa per il Sì?
“Il senso di allontanamento dei cittadini verso la politica  è un evidente segno che l’organizzazione ed il modello di società che sino ad oggi ha prevalso nel Paese non è condivisa dai cittadini. Sono decenni che tutti i partiti auspicano la riforma della Costituzione e la semplificazione dei passaggi legislativi prima dell'approvazione delle leggi. Quindi bisogna cambiare e in molti aspetti in questo cambiamento mi ci ritrovo perfettamente, ad iniziare dalla sanità dove lo Stato si riprende il suo ruolo di indirizzo e di unificazione del sistema. Così come bisogna chiudere gli enti inutili quali il Cnel, ormai ridotto solo ad una fonte di  privilegi e di spreco. Ci sono tantissimi motivi per votare Sì!”.


Autorevoli Costituzionalisti si sono schierati per il No...
“Essendo dei tecnici o degli specialisti del settore  avranno anche  le loro buoni ragioni,  ma  non me le hanno fatte capire  e, come a me, a tantissima altra gente  in possesso di un medio livello culturale o meglio di gente che ha una sufficiente capacità di comprensione delle leggi. Finché certa gente, sia pur rispettabilissima e coltissima, continuerà a parlare un  linguaggio astrale e  fatto di articoli, commi, rimandi, libro 5°, questa ragione del No  la capiranno da soli e soprattutto se la voteranno da soli. Bisogna parlare alla gente comune col linguaggio comune, bisogna ascoltare le loro esigenze e le loro richieste. E le richieste che derivano dall’umore generale o dai mal di pancia dicono che occorre una svolta radicale. Le speranze riposte  in un cambiamento dai frutti, per taluni aspetti, incerti superano di gran lunga  le certezze  di  una politica immobilista”.


Renzi dice di non voler personalizzare il referendum, ma... sarà cosi?
“Purtroppo Renzi, sbagliando, lo ha già personalizzato quando ha detto che se passava il No avrebbe smesso di fare politica. Anche se adesso ha fatto marcia indietro in tanti vedono ancora il No come un mezzo per sbarazzarsi di un avversario politico forte quanto scomodo e per far questo sono anche disposti a rinunciare al progresso del Paese. Il vecchio paradosso dell’uomo che pur di fare un dispetto alla moglie rinuncia alla sua virilità castrandos! Bisogna far capire alla gente che questo non è un Si per Renzi ma è un voto per il nostro futuro e quello delle giovani generazioni alla quali potremo consegnare uno Stato più governabile e funzionale e certamente più democratico”.


Quali iniziative in programma a sostegno del Sì?
“Sono partita avvalendomi di una pagina dedicata sul social Facebook denominata: Sarah e le donne calabresi dicono Sì al referendum. Ho costituito un comitato di informazione che parte dall'elettorato femminile storicamente e volutamente sminuito ma sempre utilizzato a convenienza dalla politica retrograda e maschilista. Oggi le donne calabresi hanno scienza, conoscenza e competenza per occuparsi sia del loro futuro che di quello delle generazioni a venire. Si badi bene che non è un comitato di sole donne, ma un comitato che parte dalle donne solo come iniziativa ma che stimolando il dibattito all'interno della famiglia, della quale le donne sono il fulcro, vuole arrivare a tutti i cittadini alabresi e li vuole responsabilizzare e rendere attori partecipi di un reale cambiamento del Paese. Aborro le platee passive e fredde  delle sale convegno per cui successivamente ho intenzione di organizzare una serie di iniziative capillari  da svolgersi in ambito familiare  dove  la sala riunione sarà quella della cucina e del salotto di casa. Se l'Italia è la casa degli Italiani cominciamo a fare politica nelle case degli Italiani. Stiamo tra la gente, nelle  loro case, dove ognuno si sente a suo agio e certamente sarà partecipe col  linguaggio che sa usare sapendo di poter dire quello che pensa e votare consapevolmente”.

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