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“Immobilismo e conflittualità: la politica calabrese così non va”

Sourour Sarah Yacoubi, sindacalista e voce mai banale del centrosinistra, analizza in questa intervista le ultime vicende e la prospettiva futura

di Francesco Pungitore

 

“Immobilismo e conflittualità interne: la politica così non va”. Sourour Sarah Yacoubi, sindacalista catanzarese e voce mai banale all'interno del centrosinistra, analizza in questa intervista le ultime vicende politiche e la prospettiva futura.

 

Partiamo con una analisi generale. Tutti gli indicatori economici e occupazionali, anche quelli più recenti, continuano a fornire segnali preoccupanti di decrescita. E' una sconfitta complessiva della politica calabrese...
“Purtroppo è così. In Calabria la decrescita è evidente quanto innegabile e tocca tutti i settori, a cominciare da quello del turismo a quello del commercio, a quello dell'imprenditoria. Sui corsi principali delle città  una volta occupati da negozi ed uffici oggi abbondano i cartelli dei 'vendesi' ed 'affittasi' mentre  vediamo i giovani, a causa della mancanza di lavoro, emigrare in percentuali superiori al periodo del dopoguerra. Abbiamo perciò il dovere di chiederci da dove tragga origine questo calo delle attività economiche ed occupazionali. Personalmente  ritengo che  esso sia frutto da errate, o mai intraprese, scelte politiche. Nasce allora spontanea la domanda: a chi spetta dettare l'agenda politica? La risposta è semplice: così come la struttura organizzativa del partito nazionale di maggioranza influisce sulle scelte del governo nazionale, analogamente  deve fare la struttura regionale del partito di maggioranza nei confronti del governo regionale. Nello specifico i vertici organizzativi regionali del partito  di maggioranza  avrebbero dovuto porsi a capofila delle altre forze sociali e produttive per indicare al governo regionale quegli obiettivi atti a superare, o almeno mitigare, la crisi. Invece l'irresponsabile immobilismo di quella politica che pensa di poter vivere di rendita o che si dedica solo alle conflittualità interne sta contribuendo col suo 'non fare' ad esasperare la crisi anziché lenirne gli effetti”.

 

Le comunità locali vivono un clima di divisioni accentuate, mancano le grandi forze sociali capaci di aggregare su temi e obiettivi concreti....
“E' effettivamente venuto a mancare l'intervento delle forze politiche e sociali, sindacati compresi, su  un  progetto  di sviluppo organico del territorio calabrese che potesse aggregare temi ed obiettivi  in risposta alle esigenze della comunità. A seguito di tale carenza le comunità locali si sono sentite autorizzate ad agire, mi si scusi il termine 'da bande' cercando di accaparrarsi quanto più si può, anche - e a volte soprattutto- a scapito del territorio vicino o dell'intera comunità calabrese. Ovviamente in questo modo non si va da nessuna parte!”.

 

I partiti, in questo contesto, non offrono grandi espressioni di vitalità...
"Come dicevo in precedenza, la massima espressione di vitalità di partiti è quella... dell'immobilismo. Eccezion fatta per l'accaparramento di nomine, poltrone, medaglie e tagli di nastro. Tutto fumo niente arrosto. E poi i partiti hanno attività più importanti da svolgere quali litigare in casa, farsi male da soli e conseguentemente regalare la vittoria agli avversari, fenomeno che contrariamente a una lettura da gossip o da bar dello sport che si potrebbe ricavare  da un'analisi superficiale determina invece pesanti ripercussioni sull'attività legislativa ed operativa regionale”.

 

Come ripartire, su quali basi?
“Occorre ripartire dal concetto, credo indiscutibile, che ogni metro quadrato del territorio calabrese costituisce una potenziale risorsa. Redigere  quindi una pianificazione del territorio che,  senza consentire fughe in avanti riconducibili al bacino elettorale,  tenga conto delle peculiarità di ogni comunità locale, delle attività umane sorte su di esso, che tenga conto degli aspetti geologici, che consenta una corretta interazione tra le attività umane e il territorio su cui esse sono svolte in modo da dare vita ad uno sviluppo territoriale sicuro, produttivo ed economicamente sostenibile. In tale ottica è propedeutica una visione unitaria sul tracciamento delle vie di comunicazione e dei collegamenti connessi. Ancora oggi Catanzaro - città capoluogo di provincia e di regione - è dotata di scarsissimi collegamenti pubblici con stazione ferroviaria ed aeroporto che costringono i viaggiatori a sottostare alle tariffe dei taxi. Un dettaglio questo sconosciuto ai politici che si muovono accompagnati dall'autista in auto blu. Per concludere se la politica intende davvero conoscere il territorio per migliorarlo deve innanzitutto viverlo in prima persona e in continuità. Farlo di corsa e solo  in occasione delle campagne elettorali servirà forse a raccogliere voti e farsi eleggere ma non servirà certamente allo sviluppo della regione ed onorare il mandato ricevuto dai cittadini”. [28 giugno 2017]

 

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