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Maltempo in Italia, quasi 50 miliardi di danni in venti anni

Le stime di Coldiretti rilanciano il dibattito sul riscaldamento globale

Il maltempo che si è abbattuto sulla Sardegna a fine ottobre fa salire il conto dei danni causati in Italia negli ultimi venti anni dalle calamità naturali a 48,8 miliardi di euro. Secondo un'analisi della Coldiretti su dati Unisdr, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di disastri naturali, il nostro Paese si colloca tra i dieci più colpiti al mondo per alluvioni, siccità, tempeste, ondate di calore e terremoti, che nel periodo considerato a livello planetario hanno ucciso 1,3 milioni di persone e provocato perdite economiche per 2507 miliardi di euro, dei quali il 77% per diretta conseguenza dei cambiamenti climatici. Una tendenza confermata anche dal 2018, che si classifica fino a ora al quarto posto tra gli anni più bollenti del pianeta facendo registrare una temperatura media sulla superficie della Terra e degli oceani superiore di 0,76 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. Il surriscaldamento è evidente anche in Italia, dove si è registrata una temperatura superiore di 1,53 gradi la media storica quest'anno, il più caldo dal 1800, quando sono iniziate le rilevazioni. Un processo che è accompagnato da una progressiva tropicalizzazione del clima, con il moltiplicarsi di eventi estremi che hanno provocato finora secondo la Coldiretti danni per 600 milioni di euro all’agricoltura. “E' l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli”, sottolinea il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, “i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”. 

 

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In base agli studi del CNR-ISAC, le temperature medie annuali in Italia sono cresciute negli ultimi due secoli di 1,7°C (pari a oltre 0,8°C per secolo), ma il contributo più rilevante a questo aumento è avvenuto in questi ultimi 50 anni, per i quali l’aumento è stato di circa 1,4°C (pari a circa 2,8°C per secolo). Le analisi delle serie temporali 1961-2008 effettuate dall’ISPRA evidenziano una diminuzione della temperatura media in Italia dal 1961 al 1981 e un successivo incremento fino al 2008, per un aumento complessivo di circa 1,0°C.
L’aumento della temperatura media registrato in Italia nelle ultime decadi è superiore a quello medio globale. In particolare, nel 2007 e 2008 le anomalie rispetto al trentennio 1961-1990 sono state rispettivamente +1,24 e +1,09°C, contro una media globale di 0,67 e 0,53°C (ISPRA, 2009). Un’analisi delle tendenze su base stagionale dettagliata per l’Italia settentrionale, centrale e meridionale indica che l’aumento della temperatura media è significativo ovunque in autunno dal 1970 e in estate dal 1980, mentre nell’intero periodo 1961-2006 è significativo al Nord in inverno e al Centro-Sud in primavera (Toreti et al., 2009a). La tendenza al riscaldamento si evince anche dall’analisi dei valori estremi di temperatura. Nel periodo 1961-2008, mediante trend analysis, sono stati stimati un aumento medio del 12% di “giorni estivi” e un aumento medio del 42% di “notti tropicali” rispetto alla media climatologica (ISPRA, 2009).
Per quanto riguarda le tendenze delle precipitazioni nel lungo periodo, gli studi del CNR (Brunetti et al., 2006) indicano che “i trend sono generalmente negativi, anche se solo di lieve entità e spesso poco significativi dal punto di vista statistico. L’entità della riduzione delle precipitazioni risulta dell’ordine del 5% per secolo; essa sembra dovuta principalmente alla primavera, stagione nella quale la riduzione delle precipitazioni risulta vicina al 10% per secolo” (Nanni e Prodi, 2008).
Le analisi delle serie annuali e stagionali delle anomalie di precipitazione dell’Italia settentrionale, centrale e meridionale effettuate dall’ISPRA per il periodo più recente non indicano trend statisticamente significativi, mentre la serie invernale del Nord Italia mostra una diminuzione della precipitazione media di 1,47 mm/anno dal 1961 al 2006 (Toreti et al., 2009b). Un’analisi preliminare degli eventi estremi di precipitazione su un campione di circa 50 stazioni non mostra alcuna tendenza statisticamente significativa dal 1950 al 2006. Tuttavia, il numero limitato di serie temporali sufficientemente continue e di qualità controllata, e la loro distribuzione non omogenea sul territorio, impediscono per il momento di arrivare a una conclusione circa l’esistenza o meno di tendenze significative sugli eventi estremi di precipitazione in Italia.

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