società, filosofia, scienza, etica e politica
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Sarcasmo antiomeopatico fuori luogo

La scienza viene alimentata dalla ricerca scientifica. E la ricerca scientifica sull'omeopatia, checché se ne dica, esiste ed è pure di ottima qualità

di Giovanni De Giorgio*

 

Mi piace dialogare. Spesso mi piace dialogare anche con l'aiuto di un pizzico di sarcasmo. E mi piace essere punzecchiato dal sarcasmo altrui. Se il sarcasmo aiuta a ragionare, ben venga il sarcasmo! Faccio questa premessa perché talvolta qualcuno mi chiede con intonazione sarcastica: “Dottore, l'omeopatia è una disciplina seria o una bufala?”. A questa domanda, senza sarcasmo e senza alcuna ironia, replico gentilmente con un'altra domanda: “Chiedo scusa, prima di rispondere, potrei conoscere la sua opinione a riguardo?”. La controreplica immediata, non di rado, è la seguente: “Bufala, bufala... l'omeopatia è una bufala...”. E' evidente che questa controreplica perentoria e pungente fa scadere miseramente il valore del sarcasmo e l'ironia se ne va a farsi friggere. Peccato. Peccato perché qualsiasi interlocutore pacato e assennato, omeopatico o antiomeopatico, pur contrastando le mie argomentazioni, mi aiuta a riflettere, crescere, migliorare la mia formazione scientifica e culturale. Quando, invece, l'interlocutore parla soltanto per “colpire” col suo pungente sarcasmo, e quando si chiude nella sua opinione esclusivamente costruita su luoghi comuni, anche se incalza e mi dà filo da torcere, non contribuisce a perfezionare il mio pensiero. Talvolta l'interlocutore rimane immobile nelle sue idee, ingessato, prigioniero dei suoi convincimenti, che, nella maggior parte dei casi, si rivelano convincimenti non suoi, ma di Tizio, Caio, Sempronio, opinionisti televisivi autorevoli e meno autorevoli. Mi scappello nei confronti degli opinionisti televisivi, ma, in verità, devo precisare che la scienza non viene alimentata dalla notorietà dei personaggi telegenici e carismatici. La scienza viene alimentata dalla ricerca scientifica. E la ricerca scientifica sull'omeopatia, checché se ne dica, esiste. Ed è pure di ottima qualità. Se qualcuno ancora si ostina a sostenere il contrario, si rassegni per favore, e non continui ad affermare ciò che non è vero. E se qualcuno ancora si ostina a sostenere che la ricerca sull'omeopatia sia soltanto di scarsa qualità, ebbene, con una punta di sarcasmo ed ironia, vorrei controbattere e dirgli che la ricerca di scarsa qualità, se esiste, esiste sia per l'omeopatia sia per l'antiomeopatia. Le ricerche che menzionerò di seguito, per dirla francamente, non sono affatto di “scarsa qualità”, ma di “ottima qualità”, e riguardano gli effetti che i medicinali omeopatici potrebbero avere nella cura di patologie tumorali, non nella cura dei calli. Il sarcasmo che talvolta intende ridicolizzare i medicinali omeopatici e paragonarli, al massimo, a prodotti utilizzabili per rimuovere i calli, è un sarcasmo antiomeopatico fuori luogo. Mi dispiace dirlo, ma quando il medicinale omeopatico viene paragonato a un callifugo, il sarcasmo scende di livello e l'ironia non è affatto paragonabile a quella insegnata dal buon Socrate. Ed allora, se qualcuno vorrà fare del sarcasmo antiomeopatico sulle ricerche scientifiche che menzionerò di seguito, faccia pure, io certamente non mi offenderò, tuttalpiù mi meraviglierò. Mi meraviglierò perché le ricerche sull'omeopatia che sto per menzionare, nonostante debbano essere ulteriormente approfondite, sono ricerche scientifiche, non fantascientifiche, e addirittura forniscono interessanti contributi allo studio e alla cura del cancro. Quando si parla di cancro, o di altre patologie gravi, bisogna rimanere con i piedi per terra e avere grande rispetto per chi soffre. Bisogna sempre rimanere con i piedi per terra e avere grande rispetto per chi soffre! Pur rimanendo con i piedi per terra, e pur coltivando la scientifica e deontologica prudenza, è doveroso ammettere che un “filo di speranza” per sconfiggere il cancro arriva anche dall'omeopatia. Prova ne sia la ricerca di Pathak et alii, realizzata e “firmata” da autorevoli ricercatori del prestigioso M.D. Anderson Cancer Center, Houston (The University of Texas) e della prestigiosa PBH Research Foundation, Kolkata, West Bengal, India. Questa ricerca scientifica sull'omeopatia ha evidenziato addirittura regressioni tumorali complete (tratto dall'abstract: “We investigated the brain cancer cell-killing activity of a homeopathic medicine, Ruta, isolated from a plant, Ruta graveolens […]. Fifteen patients diagnosed with intracranial tumors were treated  with Ruta 6 and Ca3(PO4)2. Of these 15 patients, 6 of the 7 glioma patients showed complete regression of tumors”) (1). Questi sono dati. Sono dati scientifici, non fantascientifici. Di fronte a questi dati scientifici, spero vivamente che gli antiomeopatici ed irriducibili scettici possano dubitare un pochino (almeno un pochino!) non sull'omeopatia, ma sul proprio scetticismo. E, nel dubitare sul proprio scetticismo, spero che gli eventuali scettici riflettano sull'autorevolezza delle istituzioni scientifiche coinvolte nella ricerca appena menzionata: Università del Texas, M.D. Anderson Cancer Center, PBH Research Foundation. La ricerca menzionata, a mio modesto avviso, dovrebbe far riflettere un pochino gli irriducibili scettici, Tizio, Caio, Sempronio, che non osano minimamente dubitare sul proprio scetticismo tendente a screditare “a priori” l'omeopatia, oppure, a screditare, ridimensionare, svilire tutto ciò che non scredita l'omeopatia. Chi scredita, sottovaluta o sopravvaluta l'omeopatia, senza studiarla e senza conoscerla approfonditamente, non agevola certamente la ricerca scientifica. Pertanto, l'omeopatia non dovrebbe essere sopravvalutata, ma nemmeno sottovalutata, peraltro, il medicinale omeopatico non dovrebbe essere ridicolizzato con sarcasmo e paragonato a un callifugo perché, a quanto pare, callifugo non è. Insomma, l'omeopatia non è fantascienza, stregoneria o ciarlataneria. L'omeopatia, oggigiorno, viene studiata dalla scienza. Dalla scienza con la esse maiuscola. In base alla scienza, un “filo di speranza” per sconfiggere definitivamente il cancro arriva anche dall'omeopatia. Sicché, le ultradiluizioni omeopatiche vengono sperimentate anche in vitro. In vitro, vivaddio, l'effetto placebo e la suggestione non possono essere tirati in ballo! Un esperimento in vitro, realizzato da Frenkel (Integrative Medicine Program-Unit 145, The University of Texas, M.D. Anderson Cancer Center, Houston) et alii, evidenzia l'effetto citotossico provocato da quattro ultradiluizioni omeopatiche sulle cellule di adenocarcinoma mammario [tratto dall'abstract: “We studied four ultra-diluted remedies (Carcinosin, Phytolacca, Conium and Thuja) against two human breast adenocarcinoma cell lines (MCF-7 and MDA-MB-231) and a cell line derived from immortalized normal human mammary epithelial cells (HMLE). The remedies exerted preferential cytotoxic effects against the two breast cancer cell lines, causing cell cycle delay/arrest and apoptosis] (2). Le ricerche citate, entrambe pubblicate sull'International Journal of Oncology, non sono certamente “definitive”. Per favore, nessuno fraintenda! Le ricerche sull'omeopatia devono continuare e devono essere ulteriormente approfondite. Pertanto, l'omeopatia non può e non deve sostituire la chemioterapia. La chemioterapia è una terapia seria. Anche l'omeopatia, a quanto pare, è una terapia seria e potrebbe aggiungersi, associarsi, integrarsi alla chemioterapia o ad altre terapie oncologiche convenzionali. Le parole autorevoli che seguono, riportate per filo e per segno, chiariscono sinteticamente tante questioni e fanno limpidamente intendere che l'omeopatia potrebbe avere un ruolo nella cura del cancro: “The findings from several lab and clinical studies suggest that homeopathy might have some beneficial effect in cancer care; however, further large, comprehensive clinical studies are needed to determine these beneficial effects. Although additional studies are needed to confirm these findings, given the low cost, minimal risks, and the potential magnitude of homeopathy's effects, this use might be considered in certain situations as an additional tool to integrate into cancer care” (3). Ebbene, dopo queste parole, non credo di dover aggiungere altro, e non credo che gli scettici, più o meno irriducibili, continueranno a paragonare il medicinale omeopatico a un callifugo. Se lo faranno, non mi offenderò, però mi meraviglierò, Ebbene, sì, mi meraviglierò, ma ascolterò gli scettici sempre con attenzione e benevolenza, anche quando mi punzecchieranno sarcasticamente e paragoneranno il medicinale omeopatico a un callifugo. Questo mi fu detto, con sarcasmo, tempo fa: “L'omeopatia, al massimo, può essere efficace per rimuovere i calli”. Con tutto il rispetto per chi volle paragonare il medicinale omeopatico a un callifugo, adesso, a distanza di tempo, colgo l'occasione per replicare. Nel replicare, sottolineo che le ricerche scientifiche menzionate in questo articolo non forniscono informazioni sulla rimozione dei calli. Questo lo dico con una punta di sarcasmo ed ironia. Benevola e pacifica ironia. Lo dico sinceramente. E sinceramente dico che anche il callifugo è estremamente utile... tranne per alcuni tipi di calli che induriscono il pensiero... [08/11/2017]

 

Riferimenti bibliografici


(1) Pathak S., Multani A.S., Banerji P., Banerji P., Ruta 6 selectively induces cell death in brain cancer cells but proliferation in normal peripheral blood lymphocytes: A novel treatment for human brain cancer, «International Journal of Oncology», 2003; 23(4): 975-982.
(2) Frenkel M., Mishra B.M., Sen S., Yang P., Pawlus A., Vence L., Leblanc A., Cohen L., Banerji P., Banerji P., Cytotoxic effects of ultra-diluted remedies on breast cancer cells, «International Journal of Oncology», 2010; 36(2): 395-403.
(3) Frenkel M., Is There a Role for Homeopathy in Cancer Care? Questions and Challenges, «Current Oncology Reports», 2015, Sep; 17(9): 43.

 

*medico chirurgo e studioso di omeopatia

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