società, filosofia, scienza, etica e politica
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Quando il potere logora. Il Movimento 5 Stelle e la tentazione del ritorno alle urne

Un calo netto ma costante di popolarità e di solidità interna, mentre l'alleato leghista cresce...

di Alice Bailey


Il potere logora. Lo hanno capito anche nei piani alti della “Casalleggio & Associati” dove ora si tenta di correre precipitosamente ai ripari. Da quando è al Governo del Paese, il Movimento 5 Stelle vede logorarsi la base, i consensi, persino le ordinatissime truppe di soldatini in Parlamento. Un calo netto ma costante di popolarità e solidità interna. Le cause sono tante. A cominciare dalle mancate promesse elettorali. Reddito di cittadinanza e simili non decollano, soprattutto per le coperture finanziarie che non ci sono, lasciando invece spazio allo strapotere della Lega che, con la metà dei voti incassati a marzo, dirige la politica nazionale a proprio piacimento. Il Movimento si vede costretto ad appiattirsi sulla linea “ordine e sicurezza” di Salvini, approvando condoni e decreti incostituzionali che mandano in galera esseri umani per decisione prefettizia, senza che un giudice si pronunci in merito. Alla faccia delle libertà personali. Chi si oppone a questa pericolosa deriva, chi non ci sta, viene tacciato di alto tradimento. Ma i senatori dissidenti De Falco e Nugnes sono solo la punta dell'iceberg. L'insofferenza è crescente tra i banchi di Montecitorio e Palazzo Madama. L'emblema di questa situazione di imbarazzo e disagio occupa proprio lo scranno più alto della Camera. Il presidente Fico, tanto per intenderci, non manca mai di sottolineare la propria distanza dal leghismo che chiude i porti, i centri sociali, e alza muri contro Bruxelles e l'Europa unita. Il nodo centrale del problema è evidente. Più tempo passa e più la Lega cresce a dismisura, fagocita quello che resta di Forza Italia e del centrodestra e si prepara al grande salto: da sola oltre la linea psicologica del 40 per cento. Obiettivo possibile già alle prossime Europee. Ai grillini, invece, non riesce la stessa operazione a sinistra. Il Pd, nonostante l'arroganza di Renzi, le foto patinate della Boschi e la mestizia di Martina, ancora regge, si riorganizza, prova a recuperare terreno. Per cui, il bacino di consensi a 5 Stelle non si allarga. Anzi, si riduce gradualmente e con un trend inarrestabile. Queste le ragioni per cui sta maturando, tra le poche menti pensanti del Movimento, l'idea di un salutare suicidio riparatore. Le prove generali, già nei giorni scorsi con la famosa “manina” lanciata da Di Maio nello stagno delle polemiche, giusto prima del bagno di folla del Circo Massimo. Il piano prevede una rottura ideologica netta con l'alleato di Governo e il ritorno al movimento di opposizione, di lotta, difensore del popolo, dei poveri, dei disoccupati, degli ultimi. E tutti alle urne, prima che gli Italiani si rendano conto del grande inganno di questa legislatura, tutta parole e niente fatti. [16 novembre 2018]

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