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Mattarella vira verso un governo di programma 5 Stelle-Pd

Ai dem il compito di rassicurare Bruxelles, la Bce e la Nato

Un governo di programma. E' quello che chiedono gli italiani, a stragrande maggioranza, a prescindere dalle divisioni ideologiche dell'ultima campagna elettorale. E' la strada che potrebbe battere il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, uno volta esauriti ben tre giri di consultazioni, incluso il mandato esplorativo alla Casellati. Non un governo di scopo, finalizzato al ritorno alle urne, ma di programma, orientato a realizzare interventi concreti e fattivi per il lavoro, la ripresa economica, il Mezzogiorno, l'immigrazione, la sicurezza, il welfare, i rapporti con l'Unione europea e la difesa del made in Italy. Temi sui quali è clamorosamente naufragato il Pd, da Renzi a Gentiloni, suscitando l'onda di piena degli elettori italiani che, il 4 marzo scorso, ha spazzato via l'intero centrosinistra. Ma, altrettanto clamorosamente, potrebbe essere proprio il Partito Democratico a risultare determinante e decisivo in questa XVIII legislatura. In che modo? Accettando un patto di programma con gli “odiati” 5 Stelle. Sembra ormai questa l'ipotesi più accreditata tra le stanze dei palazzi romani, alimentata dagli spifferi che trapelano dal Quirinale. Mattarella, infatti, non sarebbe propenso ad avallare un governo esclusivamente centrato sull'asse Salvini-Di Maio: due movimenti antisistema con equivoche propensioni filo-russe e mai rinnegati aneliti no-euro. Da qui l'esigenza di temperare uno dei due poli. Con l'ingresso del Pd sulla scena, a garanzia del patto atlantico e per rassicurare Bruxelles e la Bce sugli scenari futuri. In questa direzione, Movimento 5 Stelle e dem potrebbero ritrovarsi attorno allo stesso tavolo, su precisa indicazione del Capo dello Stato. Nonostante tutto, la soluzione migliore per il Paese, ad avviso del Presidente della Repubblica. Ma a chi affidare la premiership? Non ad una figura terza ma, probabilmente, allo stesso Di Maio, già pienamente calato nel ruolo di Presidente del Consiglio. Forse un po' troppo dura da digerire dalle parti del Nazareno. Ma tant'è.   

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