società, filosofia, scienza, etica e politica
società, filosofia, scienza, etica e politica

Il South Carolina spiana la strada a Hillary

Ad agevolarla quest’anno è la convergenza sul suo nome sia da parte delle donne sia degli elettori afro-americani. Resta solo l'incognita delle email...

Secondo un sondaggio pubblicato dal settimanale “Newsweek” nell’ormai lontano luglio del 2007, il 92% degli statunitensi sarebbe stato disposto a scegliere un candidato afro-americano per la Casa Bianca, l’85% una donna, l’80% un ispanico e il 65% un mormone. I dati potevano essere letti come una misura della capacità di resistenza dei pregiudizi nella politica americana. Il sessismo maschilista e le discriminazioni nei confronti ispanici e minoranze religiose risultavano molto più forti del razzismo. Solo l’8% dei votanti potenziali era contrario ad avere un presidente nero, mentre quasi il doppio (il 15%) non avrebbe voluto vedere una donna nello Studio Ovale. Queste cifre contribuiscono a spiegare i motivi per i quali Barack Obama ha sconfitto Hillary Clinton nelle primarie democratiche del 2008, spianandosi la strada per la conquista della Casa Bianca, e le ragioni della sua conferma alla presidenza contro il mormone Mitt Romeny nel 2012. Ma possono anche aiutare ad azzardare delle previsioni sull’esito delle primarie democratiche e della corsa per la Casa Bianca di quest’anno. Alla vigilia dell’uscita di scena di Barack Obama, perché la Costituzione pone un limite di due mandati alla presidenza, sembra arrivato il momento di una donna. Dopo un quasi pareggio in Iowa, una sconfitta in New Hampshire e una vittoria di stretta misura in Nevada, Hillary Clinton ha trionfato su Bernie Sanders nelle primarie del South Carolina, raccogliendo quasi il 74% dei voti contro il 26% del suo avversario. In particolare, Clinton ha ottenuto una larga maggioranza tra tutti i gruppi di elettori, fatta eccezione per la categoria rappresentata dai votanti di età inferiore ai trenta anni. Nel 2008 la sconfitta in questo Stato contro Obama aveva segnato l’inizio della fine per la candidatura di Hillary Clinton. Il successo di sabato scorso, invece, può spalancarle le porte della nomination democratica a luglio e quelle della Casa Bianca a novembre. Ad agevolarla quest’anno è stata la convergenza sul suo nome da parte sia delle donne, a prescindere dalla loro identità razziale, sia degli elettori afro-americani. Le prime l’hanno votate per solidarietà di genere, ansiose forse di prendersi una rivincita dopo ciò che era accaduto nel 2008. I secondi, a differenza di quanto verificatosi otto anni fa, non hanno avuto a disposizione un candidato alternativo afro-americano sul quale indirizzare i loro voti. Così, sebbene il programma di Sanders sembri più in sintonia con le esigenze della comunità nera, soprattutto per quanto riguarda le componenti che restano ancora escluse dal ceto medio, gli elettori neri hanno riversato i loro voti su Hillary Clinton, che si è avvalsa della vastissima popolarità di suo marito Bill tra gli afro-americani. Giova forse ricordare che negli anni Novanta del Novecento, quando l’astro di Obama doveva ancora sorgere, l’identificazione degli afro-americani con Bill Clinton era così forte e solida che una di loro, la scrittrice Toni Morrison,  premio Nobel per la letteratura del 1993, lo definì il “nostro primo presidente nero” degli Stati Uniti in un celeberrimo articolo uscito sul settimanale “New Yorker” nell’ottobre del 1998 mentre imperversava lo scandalo di Monica Lewinsky e il consenso per il presidente Clinton era in caduta libera. Le donne e in particolare gli afro-americani, presenti soprattutto nelle regioni meridionali dell’Unione, avranno un peso rilevante nel “Super Martedì” del 1° marzo, quando si terranno le primarie del partito democratico in undici Stati, sette dei quali ubicati proprio nel Sud. Nel South Carolina, gli afro-americani hanno costituito circa il 60% dell’elettorato nelle primarie di sabato e hanno attribuito a Hillary Clinton l’84% dei voti. La candidata democratica ha raccolto l’appoggio politico di alcuni familiari degli afro-americani uccisi in tempi recenti da agenti bianchi della polizia, la cui morte ha innescato i tumulti razziali che hanno punteggiato gli Stati Uniti nell’ultimo anno e mezzo. Per consolidare il suo consenso tra gli afro-americani ha proclamato più volte che proseguirà sulla strada tracciata da Obama, stendendo un velo di silenzio sulle sue divergenze passate riguardo alla politica mediorientale dell’attuale amministrazione. Sanders, invece, non è riuscito a rendersi credibile agli occhi della comunità nera, sebbene il giorno dopo la sua vittoria in New Hampshire si sia fatto ostentatamente fotografare a Harlem, il ghetto nero per antonomasia, insieme a un attivista del movimento per i diritti civili del calibro del reverendo Al Sharpton. Sull’onda della vittoria nel South Carolina è, dunque, ipotizzabile che Hillary Clinton riscuoterà nuovi successi martedì prossimo, distanziando ulteriormente Sanders e ipotecando la nomination democratica. Un possibile duello tra Hillary Clinton e Donald Trump in autunno non appare lasciare moltissime possibilità di vittoria al secondo, soprattutto se a contendere a quest’ultimo il voto dei conservatori scenderà in campo come indipendente l’imprenditore ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg. Le donne votano in maggioranza per il partito democratico dalla fine degli anni Settanta del Novecento (è il cosiddetto “gender gap”) e non appare credibile che possano rinunciare alla prospettiva della prima elezione di una di loro alla presidenza per premiare un candidato come Trump, noto per i suoi commenti sessisti. L’affluenza massiccia alle urne da parte degli afro-americani si è rivelata un fattore decisivo a favore di Obama nelle elezioni del 2008 e, come già attestato dal South Carolina, può esserlo pure per Hillary Clinton quest’anno, non solo nel proseguo delle primarie, ma anche nel voto di novembre. Parrebbe che solo la vicenda delle email riservate, inviate da un account privato e non sicuro nel periodo in cui è stata segretario di Stato, possa frapporsi tra Hillary Clinton e la Casa Bianca. Ma, come è già accaduto al marito con il caso Whitewater, a partire Watergate gli scandali politici si profilano in campagna elettorale ma scoppiano solo dopo l’apertura delle urne e la proclamazione del vincitore.

 

Prof. Stefano Luconi
Università degli Studi di Padova

Stampa Stampa | Mappa del sito
© 2015 - Essere & Pensiero - Testata giornalistica online ai sensi dell'art. 3-bis del d.l. 63/2012 sull'editoria convertito in legge n. 103/2012 - Direttore Responsabile: Francesco Pungitore