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Bastone, carota e acqua santa: così Salvini si prende Roma

Io c'ero a Piazza del Popolo e vi racconto com'è andata. Da nuovo leader incontrastato della scena politica italiana si dice pronto a governare cinque anni ma non manca di sottolineare le distanze con gli alleati grillini

di Francesco Pungitore

 

Bastone, carota e acqua santa. E' il solito Matteo Salvini quello che si presenta a Piazza del Popolo, nel cuore di Roma, per confermare il proprio ruolo di leader incontrastato della scena politica italiana. E' la folla stessa a garantirne la consacrazione definitiva. E lui parla a quella gente, strabordante nella grandissima arena all'aperto della Capitale, con le parole che tutti i presenti vogliono sentire. 

Stavolta non arriva sul palco con il crocefisso in mano, ma il vicepremier parte subito a razzo con l'acqua santa, dispensando citazioni papali (addirittura Giovanni Paolo II in chiave anti-globalizzazione) e invocando ogni tre battute la protezione di Dio, di Gesù e della Madonna. Poi passa al bastone, alternato alla carota. Lancia bordate contro l'Europa, ma legge la costituzione dell'Ue “quella delle origini, alle quali bisogna ritornare”. Dice “no” alla violenza, a proposito dei gilet gialli francesi, ma spiega pure a Macron che “a seminare povertà, inevitabilmente si raccolgono proteste”. Bacchetta giornali, giornalisti, editori, televisioni e media più in generale, ma strizza l'occhiolino ammiccante ai telefonini e alle telecamere che mandano l'evento in diretta streaming. Rassicura gli alleati di governo grillini, affermando che “dureremo tranquillamente cinque anni”, ma li gela sui bonus per le auto elettriche e le sovrattasse per i veicoli più inquinanti, stroncando l'idea con un secco “con me questa cosa non passerà mai”. Tra i leghisti parte qualche mugugno all'indirizzo di Di Maio, condensato nel pensiero di una cinquantenne romana che mormora: “Togliamoceli dalle palle 'sti 5 Stelle e andiamo a governare da soli”. Altri sorridono e annuiscono. Gli applausi, intanto, esaltano il buon Matteo e lui si gloria di quell'investitura popolare: “Andrò in Europa a difendere la nostra Manovra, non come uomo di partito o di governo, ma come rappresentante di 60 milioni di italiani”. Cos'altro aggiungere, se non gli inevitabili richiami all'ordine, alla sicurezza, al rispetto delle divise, al blocco dell'immigrazione, al potenziamento dei poteri dei sindaci, seguendo un cliché liscio, rodato e, a quanto pare, vincente. Lui, Salvini, a nove mesi dalla partenza della legislatura, è l'unico che può dire di aver vinto davvero. E oggi lo ha voluto far capire a tutti, amici e nemici, alleati e avversari. Con quali conseguenze per il futuro del governo giallo-verde? Difficile da dire. [08.12.2018]

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