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"Europa senza determinazione e lungimiranza"

Renata Allio: mancano personalità politiche in grado di affrontare gli ostacoli presenti

“Nell'Europa di oggi mancano determinazione e lungimiranza”. Renata Allio, professore ordinario di Storia Economica, attualmente docente di  Economia e Storia dell’Unione Europea e di Storia dello Sviluppo Economico nel corso di laurea magistrale in Economia e Management Internazionale presso l'Università degli Studi di Torino, commenta così la crisi in atto nel Vecchio Continente. Oltre che a Torino, la prof.ssa Allio ha tenuto corsi di Storia Economica presso l’Università di Bologna e corsi di Storia della Cooperazione all’Università di Cordoba (Argentina). La sua speranza? “Che si profili una reale ripresa economica tale da ingenerare fiducia nel futuro e da attenuare il peso  delle opinioni di chi vorrebbe tornare indietro verso anacronistiche chiusure”.


Professoressa, uno dei pochi processi che procedeva speditamente fino a poco tempo fa era quello dell’allargamento dell’Ue ai quei paesi interessati a farne parte in un futuro più o meno prossimo. Ma adesso, sotto la spinta dell'emergenza immigrazione, c'è chi contesta persino la caduta delle barriere doganali. Come giudica questa fase storica? E' una crisi di maturità dell'Ue?

Il processo di consolidamento e crescita dell’unione europea subisce gli effetti negativi sia della crisi economica mondiale, partita dagli Stati Uniti, sia della crisi politico-sociale che investe gli stati africani e del Medio Oriente. L’Europa non ha più  appeal anche perché, su spinta tedesca, spinge ad affrontare gli squilibri economici interni con politiche di austerità, che peggiorano le condizioni di vita delle popolazioni. A livello politico c’è poi chi approfitta del periodo negativo per additare l’Europa e l’euro come causa di ogni male, sostenendo l’opportunità di un ritorno a scelte di stampo nazionalistico  e di tutela statale. La crisi europea è pesante e non mi pare si possa definire crisi di maturità. Forse mancano personalità politiche in grado di affrontare gli ostacoli presenti con la determinazione e la lungimiranza necessarie. L’Ue ha vissuto in passato pesanti crisi ed è stata alcune volte sull’orlo del fallimento. Ha superato gli ostacoli alzando la posta, puntando a una più stretta collaborazione, sostenendo in qualche modo i paesi più deboli. Per il momento non vedo chi e come potrebbe agire in tal senso.  

 

Le indicazioni che arrivano agli Stati membri sono chiare: occorre controllare la spesa pubblica, per riportarla a livelli accettabili, senza rinunziare a favorire la crescita economica e senza mettere in crisi le conquiste sociali.. Indicazioni chiare, dicevamo. Ma di non facile attuazione, probabilmente, almeno a giudicare dai risultati...

Gli obiettivi proposti sono molto difficili da raggiungere insieme. L’austerità riduce il deficit di bilancio e il debito dello Stato, ma deprime la spesa sia pubblica sia privata, generando stagnazione. Se non si vogliono mettere in crisi le conquiste sociali occorre evitare i tagli a sanità, scuola, previdenza, welfare in genere. La spesa pubblica dovrebbe essere ridotta attraverso l’eliminazione degli sprechi, della corruzione, della spesa improduttiva. Parallelamente dovrebbero essere aumentate le entrate attraverso il recupero dell’evasione fiscale e l’emersione dell’economia sommersa. Potrebbe essere utile anche una miglior redistribuzione dei redditi, dato che la propensione al consumo è ovviamente più elevata nei percettori di redditi bassi.   

 

Il passaggio dall'integrazione economica e mercantile all'integrazione politica del Vecchio Continente rimane un obiettivo concreto?

Dovrebbe essere un obiettivo da perseguire, tanto più ora, perché consentirebbe, tra l’altro, di perfezionare l’integrazione economica. Tuttavia l’opinione pubblica, in questi ultimi anni, sembra non essere interessata, oppure decisamente contraria.

 

Dall’Europa Orientale al Nord Africa, passando per il Medio Oriente, oggi l’Ue appare circondata non certo da "amici” con cui condividere i principi, i valori e le norme dell’integrazione europea. Quanto pesa questa situazione sul futuro dell'Unione?

Pesa e aggrava certamente le difficoltà che l’Europa deve affrontare. L’Europa non ha “amici” e sostegni esterni, ma è anche conflittuale al suo interno. Tra l’altro, l’assenza di una politica europea condivisa verso problemi di vasta portata come quelli mediorientali e nordafricani, indebolisce il ruolo dell’Europa nello scacchiere mondiale. Riesce spesso difficile ritrovare nelle decisioni che vengono prese in questo periodo l’applicazione dei principi della solidarietà, dell’affidamento reciproco, del “crescere insieme” che stavano alla base dei decreti costitutivi. Le crisi economiche hanno sempre fatto emergere le paure: dello straniero, della disoccupazione, dell’impoverimento… La speranza è che si profili una reale ripresa economica tale da ingenerare fiducia nel futuro e da attenuare il peso  delle opinioni di chi vorrebbe tornare indietro verso anacronistiche chiusure. 

 

Francesco Pungitore

 

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