società, filosofia, scienza, etica e politica
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Misteri e iniziazioni, filosofia antica ed evento cristico

Un cammino che conduce alla croce sul Golgota

Il cosiddetto “evento cristico”, ovvero il momento storico che realizza l'apparizione del Cristo sulla Terra, occupa un ruolo centrale nel contesto dell'indagine antroposofica. Evento che, sottolinea Rudolf Steiner, scaturisce e trova le sue premesse nei misteri dei tempi precristiani. “Il cristianesimo presuppone la mistica anteriore, come il germe di una pianta non può prescindere dal terreno” scrive Steiner nel volume “Il cristianesimo come fatto mistico e i misteri antichi” (Editrice Antroposofica). Quindi, il terreno dal quale è scaturito lo spirito del cristianesimo va ricercato direttamente nella sapienza dei misteri. La segreta sapienza di cui raccontano, ad esempio, Plutarco, Menippo, Aristide, Cicerone, custodisce un determinato grado superiore di conoscenza, per certi versi, “preveggente” rispetto all'avvento di Gesù. Ciò di cui parliamo è la stessa sapienza dei filosofi greci più antichi, come Eraclito e Pitagora, adepti dei misteri. “Molti fatti - spiega Rudolf Steiner nel testo in questione - ci permettono di riconoscere che la sapienza filosofica dei Greci poggiava sopra un fondamento comune alla conoscenza mistica. Si comprendono i grandi filosofi se ci si accosta a loro con i sentimenti ricavati dall'osservazione dei misteri”. Dunque, sia l'osservazione degli iniziati che quella dei filosofi antichi rivelava un dato sostanziale comune e decisivo: la presenza, nell'uomo, di un “qualcosa” di eterno, di divino. C'è una natura spirituale affine all'eterno e al divino racchiusa entro i limiti della carne. Questa è l'intima verità custodita da iniziati e pensatori greci. E' il “quid” attorno al quale ruota gran parte della speculazione filosofica di Platone, anch'egli integralmente immerso nell'atmosfera e nella saggezza dei misteri. Questo carattere misteriosofico della concezione platonica emerge, in modo particolare, nel Timeo dove, fin all'inizio, si parla di una iniziazione. E' Solone ad essere iniziato da un sacerdote egizio sul divenire dei mondi e sulle verità eterne racchiuse nelle immagini dei miti. Anche il Simposio rappresenta una iniziazione, lì dove l'amore appare come l'annunciatore della saggezza. Misteri e iniziazioni, dunque. Pratiche di chi cercava in se stesso “forze ed entità che rimangono ignote all'uomo fintanto che rimane impigliato nella concezione comune della vita”. Parliamo di “pratiche”, cioè di reali esperienze spirituali, raccontate solo per immagini e simboli, ad esempio, nei miti destinati al popolo. Duranti tali esperienze, l'adepto dei misteri, grazie alla sua iniziazione, si trovava “in uno stato che gli consentiva di percepire spiritualmente (nei mondi superiori) qualcosa a cui nel mondo materiale nulla esisteva di corrispondente”. Ma qual è lo scarto che si compie con l'evento cristico? Gesù è la rivelazione offerta, stavolta, non al singolo ma all'umanità intera, nel corso di un evento storico che avviene alla luce del sole, non più nel chiuso e nella segretezza dei templi. “Agli iniziati dell'antichità- scrive Steiner - si rivelava il regno di Dio. L'Unico ha portato quel regno a tutti coloro che vogliono seguirlo”. Il cristianesimo rappresentò un mezzo per cui ognuno fu messo nelle condizioni di trovare la via, perché “anche quelli che non possono diventare partecipi dell'iniziazione devono d'ora innanzi godere dei frutti dei misteri”. Il risveglio di Lazzaro, a tale proposito, non è altro che la narrazione di una nuova forma di iniziazione. Lazzaro fu il primo iniziato cristiano e iniziato dal Cristo Gesù personalmente, potendo acquisire, in tal modo, la facoltà di innalzarsi ai mondi superiori. “Facendo questo, però, Gesù aveva svelato il segreto dei misteri” sottolinea Steiner. E ancora: “Con l'iniziazione di Lazzaro, Gesù volle mostrare alla moltitudine presente un processo che secondo la saggezza dei sacerdoti antichi poteva compiersi solo nell'ombra dei misteri. Quella iniziazione doveva servire a preparare la comprensione per il mistero del Golgota”. La croce sul Golgota non è altro che il cuore simbolico dei misteri dell'antichità, concentrato in un fatto reale. “In passato - continua Steiner - solo quelli che vedevano, cioè gli iniziati, potevano sapere che cosa avveniva in un tale processo di iniziazione; d'ora in avanti invece dovevano acquisire la convinzione dei segreti dei mondi superiori anche quelli che credono senza vedere”. Il cristianesimo è, dunque, scaturito dai misteri. “I segreti dei misteri antichi sono stati resi manifesti dagli eventi di Palestina, i quali hanno svelato quello che prima, nei misteri, era velato”. Ma con l'apparizione del Cristo “un mistero nuovo si inserisce nell'evoluzione del mondo”. L'iniziato antico sperimentava nel mondo spirituale il “Cristo ancora nascosto”. L'iniziato cristiano sperimenta invece gli effetti nascosti del “Cristo manifestato”. In Gesù è presente qualcosa che deve apparire a tutti gli uomini come l'ideale da raggiungere e verso cui congiungersi al termine del proprio cammino evolutivo terreno. Egli ha preso su di sé il compito di condurre al divino l'umanità intera. Dunque, se l'adepto dei misteri precristiani era convinto di poter accedere da solo alla conoscenza del divino, mentre al popolo era riservata una fede simbolica, il cristianesimo, invece, affermò che non il singolo privilegiato, ma tutti dovevano divenire partecipi della verità. “Il cristianesimo trasse dalla penombra dei templi il contenuto dei misteri, ponendolo - conclude Steiner - nella chiara luce del giorno”.

 

Francesco Pungitore

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