società, filosofia, scienza, etica e politica
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Atlantide, un mito svelato

Negli scritti di Steiner l'evoluzione delle civiltà

L'esistenza di Atlantide viene ribadita in numerosi scritti di Rudolf Steiner. Richiamando le cronache a noi più vicine, schematicamente si afferma quanto segue: il continente esisteva ancora nel decimo millennio avanti Cristo, fra l'Europa e l'America, prima di un devastante cataclisma che ne distrusse le ultime vestigia. Un fatto storico che coincide con quanto raccontato anche da Platone nel Timeo e nel Crizia. Proprio su quel continente, spiega il fondatore dell'antroposofia, risiedevano i progenitori dell'umanità attuale. Ma gli Atlantidei, che dobbiamo immaginare molto diversi da noi nell'aspetto esteriore e nelle qualità spirituali, non furono i primi abitatori della Terra. La loro civiltà, scrive Steiner, fu preceduta da quella “lemurica”, derivante, a sua volta, da quella “iperborea” e da quella “polare”. Dunque, la nostra epoca, la postatlantidea, è la quinta. E altre due ne seguiranno, per un totale di sette. Ogni periodo appena descritto, si suddivide, a sua volta, in sette sottoperiodi, contrassegnati dai nomi di altrettanti popoli. La prima etnia degli Atlantidei viene chiamata Rmoahal. La seconda è quella dei cosiddetti Tlavatli. La terza è quella dei Toltechi. La quarta è quella dei Turani. Seguono i Protosemiti, gli Accadi e i Mongoli. Chiarisce Steiner nel libro Dalla cronaca dell'Akasha (Editrice Antroposofica) che dalla quinta progenie degli atlantidei, quella dei Protosemiti, si produsse il germe dell'evoluzione successiva dell'umanità. Quando la civiltà atlantidea scomparve, “la parte più progredita di quelle popolazioni emigrò in Asia e fondò là il centro della civiltà da noi chiamata postatlantica” (vedi: La Saggezza dei Rosacroce - Editrice Antroposofica). In India, per la precisione, collochiamo la prima civiltà postatlantidea. La seconda è quella paleopersiana. Il terzo periodo di evoluzione è quello caldeo-babilonese-egizio. Il quarto periodo è l'epoca greco-latina. Pertanto, l'umanità attuale vive nel quinto periodo. Il nostro compito è, ora, quello di tendere al sesto periodo “quando l'umanità inizierà una poderosa ascesa spirituale”. Dobbiamo, infatti, pensare che l'evoluzione ha seguito un corso ben preciso, tracciando, per così dire, una caduta dall'alto verso il basso: una progressiva immersione nel regno della materia con conseguente perdita di facoltà spirituali di percezione più sottili. Come sottolinea Steiner “l'uomo è sceso sempre più dal cielo, toccando il punto più basso in questo periodo di civiltà, nel quale egli è avvinto al massimo nella materia”. L'uomo di oggi è affondato nella materialità e non “vede”. Non ha più quella facoltà di visione spirituale, che Steiner chiama chiaroveggenza, di cui sentiamo il lontano richiamo nella saggezza dei Veda, nei canti di Zarathustra, nell'antichissima sapienza dell'Egitto, nei culti misterici. Reminiscenze atlantidee, ricordi di un'epoca in cui l'umanità viveva in mezzo agli dèi. L'uomo viveva con i suoi dèi. Li vedeva. “L'uomo viveva realmente attorniato da quel mondo di divinità conservatosi nelle saghe e nei miti” (vedi: L'agire di entità spirituali nell'uomo – Editrice Antroposofica). Scrive Steiner che nelle epoche pre-atlantiche, nelle epoche precedenti la grande catastrofe, allorché le grandi masse degli uomini guardavano ancora chiaroveggentemente gli spazi celesti, vedevano ben diversamente da oggi. “Guardando nello spazio universale si vedevano appunto esseri spirituali, gerarchie spirituali. Si vedevano delle entità” (vedi: Gerarchie spirituali e loro riflesso nel mondo animico – Editrice Antroposofica). Insomma, ben diversamente da oggi, nell'epoca atlantidea l'uomo credeva ai regni superiori del mondo dello spirito perché ne era testimone diretto. Oggi non è più così e ciò è avvenuto, in senso antroposofico, a causa di una sostanziale modificazione del rapporto tra i “corpi” della costituzione umana: fisico, eterico, astrale e “io”. Più precisamente, nelle epoche più remote il corpo eterico si trovava parzialmente al di fuori del corpo fisico e questa condizione consentiva una naturale ricezione di impressioni chiaroveggenti provenienti dal mondo astrale. L'evoluzione ha poi prodotto la totale immersione del corpo eterico in quello fisico e ciò ha causato la perdita della chiaroveggenza naturale. Nelle antiche iniziazioni misteriche, si sopperiva artificialmente a questa mancanza: veniva forzata la fuoriuscita del corpo eterico, così che l'iniziando potesse sperimentare, almeno per brevi momenti, i mondi dello spirito. “Liberato così il corpo eterico, l'astrale poteva imprimervi tutte le esperienze che l'uomo atlantico aveva ricevuto in condizioni normali. In tal modo l'antico iniziando arrivava a vedere intorno a sé tutto ciò che non era più soltanto conservato nei documenti scritti, che non era più soltanto tradizione, ma che diventava ora per lui esperienza personale vissuta” (vedi: L'agire di entità spirituali nell'uomo – Editrice Antroposofica). Nel nostro quinto periodo postatlantideo, pertanto, viviamo una totale esclusione dai mondi dello spirito. L'uomo ha perso anche la memoria dei contenuti spirituali del mondo e molti uomini non credono più che un mondo spirituale esista. Ma da questo punto di massima caduta e immersione nel corpo fisico si può ripartire. “L'uomo è partito da una vita che trascorreva entro la cerchia degli dèi; ad una vita fra gli dèi è chiamato a risalire. Ma dovrà riconoscerli, ravvisarli: dovrà proprio sapere che essi sono una realtà” (Rudolf Steiner, L'agire di entità spirituali nell'uomo – Editrice Antroposofica).   

 

Francesco Pungitore

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