società, filosofia, scienza, etica e politica
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Libertà e amore nel destino del mondo

Una rilettura di Rudolf Steiner

“Il compito della Terra è lo sviluppo dell'amore”e l'uomo ha per sé “il compito di arrivare alla libertà”. Sono frasi tratte dal ciclo di conferenze che Rudolf Steiner tenne a Dűsseldorf dal 10 al 18 aprile 1909, tutte racchiuse nel volume Gerarchie spirituali e loro riflesso nel mondo fisico (Editrice Antroposofica). Espressioni ulteriormente rafforzate nello stesso volume lì dove si sottolinea che “libertà e amore sono due poli fra loro connessi. Se nel nostro cosmo doveva entrare l'amore, ciò non poteva avvenire che per mezzo della libertà”. Si evince con chiarezza, dunque, l'idea che amore e libertà costituiscano il centro della missione evolutiva dell'uomo, secondo l'indagine steineriana. Ma cosa si intende, più precisamente, con questi principi appena accennati? Essi, in verità, hanno poco a che fare con la declinazione moderna che il loro significato ha assunto nel linguaggio ordinario. Ricordiamo che Steiner approccia lo studio del mondo secondo i paradigmi di una vera Scienza dello Spirito. Dunque, è nelle regioni dello spirito, lì dove il linguaggio intuisce e disegna immagini più sottili e profonde, che andrà trovato il senso originario di quella missione cui è chiamato l'uomo. Non a caso si è parlato di missione evolutiva perché, spiega Steiner, l'uomo evolve, nei secoli, passando attraverso ripetute reincarnazioni. E la Terra stessa evolve, in quanto essere planetario che rinasce essa stessa da antichi pianeti, da antiche condizioni, che l'hanno preceduta. E in questo processo, ogni stato planetario ha un suo “compito speciale”. Il compito della Terra, pianeta giunto alla sua quarta reincarnazione, è quello di rendere possibile all'uomo, quale lo conosciamo oggi, la sua esistenza umana. Altri compiti vennero assolti nei tre precedenti stadi evolutivi planetari, chiamati Saturno (il primo), Sole (il secondo) e Luna (il terzo). E altri compiti verranno assolti in futuro, negli stadi cosiddetti di Giove, Venere e Vulcano. Nomi derivati da classificazioni occulte e, quindi, da non confondere con gli attuali e omonimi astri del nostro sistema solare. In breve, la nostra Terra, prima di essere l'attuale Terra, all'origine visse una particolare condizione di stato denominata Saturno. Poi, dopo una fase di annientamento o pralaya, divenne Sole. Quindi, rinacque come Luna nel suo terzo stadio evolutivo. In futuro si reincarnerà negli stati di Giove, Venere e Vulcano. Ma che ne è dell'uomo, in tutto questo. Ebbene, nello stadio primordiale dell'antico Saturno, che Steiner descrive come un immenso globo di calore, l'uomo esisteva già come “primo germe fisico umano”. Seguendo l'evolversi delle diverse incarnazioni planetarie, l'uomo, per così dire, si completò nelle quattro parti costitutive fondamentali che, secondo l'indagine antroposofica, oggi lo compongono, ovvero:  corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e io. In futuro l'uomo aggiungerà altri corpi e progredirà a più alti gradi della sua evoluzione, finalizzata a raggiungere una meta ben precisa. Meta stabilita da chi? Rudolf Steiner fissa questo punto senza possibilità di equivoci: vi sono entità divino-spirituali di elevatissima intelligenza che dispongono e organizzano tutto ciò che accade nel cosmo. La complessità dell'essere umano deriva proprio dal suo essere parte integrante di questo ordinamento cosmico. “L'uomo – sottolinea Steiner – ha avuto a che fare con tutto quel ch'è accaduto in precedenza”. E ovviamente continuerà a occupare questo ruolo, evolvendo in futuro verso quelle vette che, ancora per noi, appaiono coperte da un velo: evolvendo verso la Divinità. Ma questo cammino non è prefissato dalla necessità che ciò debba per forza accadere, non è unidirezionale. Per l'uomo esiste, infatti, anche la possibilità dell'errore, del male, inoculatagli in un determinato periodo storico della sua fase evolutiva in quanto forza dell'arbitrio, della libertà. “Ormai l'uomo aveva acquisito la possibilità dell'errore e la possibilità del male, ma al tempo stesso anche la possibilità di innalzarsi per forza propria al di sopra dell'errore e al di sopra del male” scrive Steiner. In questo elemento ricade il nesso profondo che lega amore e libertà nell'uomo. “Fu data all'uomo la possibilità di raggiungere per forza propria la meta che neppure i più elevati Serafini potevano raggiungere per forza propria”. E quella meta è stata indicata concretamente a tutta l'umanità con la discesa del Cristo sulla Terra, con questa  elevatissima entità divina-solare che divenne uomo sulla Terra. L'uomo a partire dal quel giorno può, dunque, liberamente decidersi ad accogliere in sé il Cristo e la meta che gli indica. Ha questa possibilità, così come, potremmo dire, gli è ugualmente concesso di soccombere all'errore e al male. Cristo è sorto nel mondo non come un Dio che scende dall'alto ma come libero aiutatore dell'uomo. Grande è, pertanto, la missione dell'uomo sulla Terra, perché egli porta con sé la potenza della libertà e, con essa, l'altrettanto potente scelta dell'amore.

Francesco Pungitore

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