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L'agricoltura biologica in Italia in cifre

Produzione in crescita soprattutto al Sud: Puglia, Calabria e Sicilia

L'agricoltura biologica in Italia: statistiche

 

Tutte le più recenti fonti statistiche sull'agricoltura biologica in Italia evidenziano un trend di crescita costante del comparto. Secondo le elaborazioni effettuate dal “Sinab” (Sistema d'Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica) le superfici coltivate con metodo biologico nel nostro Paese hanno raggiunto negli ultimissimi anni la quota record di 1.795.650 ettari. I principali orientamenti produttivi riguardano le colture foraggere (341.940 ha), i pascoli (321.011 ha) ed i cereali (299.639 ha). Segue, in ordine di estensione, la superficie investita ad olivo (222.452 ha). Da segnalare il notevole incremento registrato dalle categorie ortaggi (+48,9 per cento), cereali (+32,6 per cento), vite (+23,8 per cento) e olivo (+23,7 per cento). La maggiore estensione è registrata in Sicilia con 363.639 ettari, cui seguono la Puglia con 255.831 ettari e la Calabria con 204.428 ettari. La superficie biologica di queste tre regioni detiene, confermando il valore dell’anno 2015, il 46 per cento dell’intera superficie biologica nazionale. Oltre la metà degli operatori italiani si concentra in Sicilia, Calabria, Puglia e Toscana. Aumenta la produzione e aumentano anche i consumi. “Sinab” rileva che le vendite del food biologico presso la grande distribuzione, che nel 2016 hanno evidenziato una crescita prossima al 20 per cento sull’anno precedente, hanno ottenuto performance importanti anche nei primi mesi del 2017. I dati Ismea-Nielsen relativi al primo semestre 2017 confermano un trend positivo pari al +15,2 per cento. L’incidenza dei prodotti biologici venduti sul totale dell’agroalimentare pari, nel 2016, a circa il 3 per cento, è in costante aumento. Dal 2010 ad oggi la media di crescita delle vendite dei prodotti biologici è stata del 12,5 per cento. 

 

L'agricoltura biologica: pro e contro


“Il termine agricoltura biologica indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi). Agricoltura biologica significa sviluppare un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo”. 
Così scrive l'Aiab, l'Associazione italiana agricoltura biologica, che definisce anche le principali azioni su cui si basa:

  • migliorare e incrementare la fertilità organica - tramite l’uso di fertilizzanti organici compostati, la pratica del sovescio, l’interramento dei residui colturali è l’inserimento in ampie rotazioni di colture leguminose, al fine di aumentare quantità e qualità della sostanza organica del suolo. Per sostenere le rese e migliorare la qualità delle produzioni, è possibile fare ricorso all’elenco dei fertilizzanti ammessi dal regolamento;
  • rotazione o avvicendamento delle colture - è la chiave inderogabile per la riuscita delle coltivazioni erbacee e orticole. Un decreto del Ministero indica che: tra una coltura e il suo ritorno sullo stesso terreno, ci sia la coltivazione di almeno due cicli di colture diverse, di cui almeno uno composto da leguminose o da un sovescio. Questo va considerato il limite minimo certificabile, sarebbe opportuno diversificare quanto possibile la tipologia di colture, anche per favorire la biodiversità aziendale. La rotazione è poi il principale elemento di controllo delle infestanti integrato da azioni meccaniche e di contenimento e prevenzione verso patologie e parassiti;
  • la scelta varietale - ad oggi la ricerca ha prodotto e testato pochissime varietà specifiche per il biologico; è quindi utile basarsi sulle conoscenze tecniche e sull’esperienza di produttori biologici della propria zona, per orientarsi verso varietà che abbiano dimostrato adattabilità al territorio, capacità di competizione con le infestanti e resistenza alle principali avversità. Questa attenzione è oltremodo valida per i nuovi impianti di fruttiferi e colture arboree in genere;
  • creazione di siepi e alberature - utili non solo a migliorare il paesaggio ma ad aumentare la biodiversità, quindi la protezione delle colture, dando ospitalità ai predatori naturali dei parassiti e agendo anche da barriera fisica a possibili inquinanti esterni;
  • la consociazione - non rivoltando il terreno oltre i 25/30 cm e garantendo la rottura degli strati più profondi con attrezzi discissori, cercando sempre di proteggere il suolo, favorendone la stabilità con idonee sistemazioni idrauliche e applicando, ove possibile e soprattutto negli arboreti la copertura vegetale.

Dunque, sono tanti gli aspetti positivi, ben riassunti in questo schema e sintetizzabili in una frase: più valore al cibo con meno pesticidi. Bisogna anche aggiungere che i detrattori del biologico non mancano. Sono coloro i quali puntano sulla ricerca scientifica, gli Ogm, l'evoluzione moderna delle colture come chiave di volta per abbattere i costi e combattere la penuria di alimenti nel mondo. Una filosofia diametralmente opposta, insomma. [7 marzo 2018]

 

Francesco Pungitore

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